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Ischia, Cantone chiede gli atti per verificare gli appalti

Il presidente della commissione anti - corruzione: " Verificheremo se ci sono appalti che possono essere commissariati" LEGGI ANCHE Spunta il nome di D'Alema. Ma lui: "Nessun illecito"

Proseguono gli accertamenti sull'inchiesta delle tangendi ad Ischia per le forniture di gas all'isola ha portato all'arresto del sindaco Pd, Giosi Ferrandino. Il presidente della commissione anti-corruzione, Raffaele Cantone, ha chiesto gli atti dell'inchiesta. L'obiettivo è quello di fare verifiche per eventuali commissariamenti di appalti. "Abbiamo chiesto gli atti ufficialmente al procuratore della Repubblica di Napoli - ha detto Cantone - per capire se ci siano appalti che possono essere commissariati: verificheremo, prima dobbiamo leggere gli atti". La vicenda, secondo quanto scrivono i gip di Napoli, vedrebbe coinvolto il sindaco in un giro di mazzette da parte della Cpl che per i pagamenti avrebbe costituito fondi neri per una società tunisina riconducibile al proprio responsabile per le relazioni istituzionali, Francesco Simone. Corrotti anche il direttore della banca ("ce l'ho a libro paga", dice Simone) e il capo della dogana di Tunisi, che avrebbero favorito l'esportazione dei fondi neri. Soldi in contanti che, sempre Francesco Simone, in un caso, ha "occultato e fatto passare alla dogana di Fiumicino... nascondendoli nel passeggino della figlioletta", annota il gip. Questa l'intercettazione in cui lo stesso dirigente CPL racconta: "..ho detto.. metto sotto il passeggino.. il passeggino cioè chi cazzo lo controlla...".     L'inchiesta. Otto persone in carcere (tra loro, il sindaco pd di Ischia Giuseppe Ferrandino), una ai domiciliari e due obblighi di dimora. Sono 11 le misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Napoli ed eseguite dai Carabinieri del Comando per la tutela dell'ambiente. Nel mirino degli investigatori, al lavoro dalla primavera di due anni fa, un sistema di tangenti versate a pubblici ufficiali per aggiudicarsi appalti: uno degli arrestati, Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali del Gruppo Cpl Concordia (storica coop rossa) con la complicita' dei direttivi della societa' avrebbe costituito "fondi neri mediante l'emissione di fatture per operazioni inesistenti con una societa' tunisina, riconducibile a Simone".     L'accusa. Agli indagati i pm contestano accordi "non solo con i sindaci, gli amministratori locali ed i pubblici funzionari, ma anche con esponenti della criminalita' organizzata casertana e con gli amministratori legati a tali ambienti criminali". Ma a far alzare la temperatura delle polemiche, contribuisce il fatto che in alcuni passaggi delle 223 pagine dell'ordinanza spunti il nome di Massimo D'Alema, in rapporto con il gruppo: "rapporto del tutto trasparente - l'immediata precisazione dell'ex premier - che non ha comportato né la richiesta da parte loro né la messa in opera da parte mia di illeciti di nessun genere". Secondo l'accusa, l'appalto di metanizzazione dei Comuni di Ischia, Lacco Ameno e Casamicciola Terme fu affidato alla Cpl "grazie all'interessamento del sindaco di Ischia ed alla complicità dell'architetto Silvano Arcamone", dirigente dell'ufficio tecnico locale. In cambio dell'assegnazione, il primo cittadino avrebbe ottenuto l'assunzione del fratello, Massimo, come consulente della società, nonché la stipula fittizia di due convenzioni che prevedevano l'impegno della Cpl ad erogare la somma complessiva di 320mila euro all'albergo di proprieta' della famiglia del sindaco, a fronte della "messa a disposizione" di alcune stanze durante le stagioni estive 2013 e 2014 per i dipendenti della societa' modenese. "Nessun provvedimento ha riguardato la cooperativa e le società del Gruppo", precisa una nota della Cpl, confermando "la propria fiducia nell'operato della magistratura". Ma nella sua ordinanza, il Gip Amelia Primavera evoca "una strategia aziendale", o "meglio un 'protocollo criminale' ben collaudato, nell'ambito del quale il ricorso alla corruzione è stato elevato a vero e proprio sistema".     Spunta il nome di D'Alema. Il nome di D'Alema appare invece nel dialogo intercettato tra due degli arrestati, Francesco Simone e Nicola Verrini, quando il primo dice che "...e' molto piu' utile investire negli Italiani Europei dove D'Alema sta per diventare commissario europeo... D'Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi ci ha dato delle cose".. Ed è lo stesso Simone, al telefono e in un interrogatorio, a parlare dell'acquisto da parte di Cpl ("un'eccezione", così la definisce, sebbene risulti l'acquisto anche di due libri dell'ex ministro Tremonti) di 500 copie dell'ultimo libro di D'Alema e di 2mila bottiglie di vino di un'azienda a lui riconducibile. Con D'Alema pronto a ricordare che "la diffusione di notizie e intercettazioni che non hanno alcuna attinenza con le vicende giudiziarie di cui si occupa la procura di Napoli è scandalosa e offensiva". Mentre il Pd di Napoli auspica che Ferrandino "possa chiarire la propria posizione e dimostrare l'estraneità agli addebiti che gli vengono contestati" e il sindaco d Napoli, Luigi de Magiastris, parla di "quadro preoccupante e inquietante", il M5S affida il suo affondo a un post firmato da Luigi Di Maio: "Arrestato Ferrandino. Il partito di Renzi lo aveva candidato (da indagato) anche alle elezioni europee. A dimostrazione che il loro ridicolo garantismo fa acqua da tutte le parti"

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