Il Califfato si estenderà da Costantinopoli a Roma e chiunque impedirà questo progetto verrà colpito, compresi i musulmani. Il ponte per arrivare in Occidente è la Libia, definita un'arena. Intanto gli jihadisti esultano per quanto accaduto al Museo del Bardo a Tunisi, rivendicando ancora una volta la strage che, dicono, ha portato «l'angoscia in un gran numero di nazioni» coinvolte «nella coalizione crociata, tra cui Italia, Francia, Gran Bretagna, Giappone, Polonia, Australia, Spagna e Belgio, dopo che alcuni dei loro cittadini sono diventati preda dei soldati dell'Isis». L'ottavo numero di Dabiq, il magazine online dell'Isis, da ieri è disponibile in Rete. Nelle nuove e sconvolgenti pagine del terrore dal titolo «Solo la sharia governerà l'Africa», lo Stato islamico non si limita a rivendicare quanto accaduto in Tunisia e alla moschea sciita nello Yemen, ma va oltre proponendo una mappa degli Stati che andranno a comporre il Califfato: i paesi dell'Africa occidentale, Algeria, Libia, Korasane, Sinai, Yemen e Penisola arabica. Qualunque gruppo islamista che appoggia i terroristi ma che mostra, però, uno spirito nazionalista che possa impedire questa espansione, sarà considerato nemico. Anche gli stessi musulmani che accettano governi diversi dallo Stato islamico o stringono patti con i crociati, saranno colpiti. Proclami nuovi e pericolosi, dunque, che inseriscono nella lista degli obiettivi dell'Isis anche i paesi islamici. La Tunisia è l'esempio di tutto ciò ed è stata colpita con il terribile attentato al Museo del bardo dove, tra gli altri, sono morti quattro italiani. In quest'ottica Marocco e Algeria potrebbero essere i prossimi destinatari della furia jihadista. La vera guerra, al momento, per l'Isis è quella che si combatte in Libia, "diventata la terra ideale per la migrazione di quanti hanno difficoltà a raggiungere la Siria, soprattutto per i nostri fratelli e sorelle dell'Africa". Nell'articolo si ricostruisce la storia del paese dalla caduta del colonnello Muammar Gheddafi in poi e si criticano entrambe le fazioni in campo nel paese: le forze del «nuovo uomo dei crociati, Khalifa Haftar» e gli «apostati» che controllano il Congresso nazionale e che, secondo la rivista, vorrebbero imporre un Islam moderato e democratico nel paese, che sarebbe contrario ai precetti del Corano. Tornando alla Tunisia, di cui la rivista riporta anche le foto degli jihadisti uccisi all'interno del museo, la mente dell’attentato al Bardo è l’algerino Khaled Chaib, noto come Lokman Abou Sakher, ucciso domenica nella regione di Gafsa. Secondo fonti de Il Tempo dietro il blitz che ha portato alla morte anche di altri 8 miliziani, ci sarebbe l'intervento degli aerei di ricognizione Usa partiti da Pantelleria. Della vicenda di presunti aerei fantasma sulla rotta Pantelleria-Tunisia ha parlato il sito Globalist.it sostenendo che «la notizia è trapelata da Tunisi dove alcuni blogger, consultando il sito Flightradar24.com che fornisce mappe dettagliate sul traffico aereo civile a livello internazionale, hanno notato la rotta del tutto anomala di un velivolo Super King Air Beech 300 decollato dallo scalo di Pantelleria alle 10 circa di giovedì 26 marzo, che dopo essersi diretto a ovest, è entrato nello spazio aereo della Tunisia e sorvolare in modo circolare la provincia di Kasserine al confine con l'Algeria e in particolare la regione montagnosa del Chaambi». Lo Stato Maggiore dell'Aeronautica ha detto che l'isola è uno scalo Usa per testare aerei spia.
"Il Califfato si estenderà a Roma"
L’Isis rivendica l’attentato di Tunisi: "Ha portato l’angoscia in tanti Stati". Spuntano aerei-fantasma americani partiti da Pantelleria per l’Africa
