Le indiscrezioni sul possibile trasferimento al ministero delle Infrastutture e dei Trasporti del fedelissimo del premier Matteo Renzi, Luca Lotti, non sono certo una novità. Almeno per alcune persone coinvolte nella maxi inchiesta condotta dalla procura di Firenze. All’interno del dicastero, fino a ieri presieduto da Maurizio Lupi, si mormorava già da tempo dell’indagine che portò Ercole Incalza sul registro degli indagati della procura Toscana. E delle intenzioni dell’ex sindaco del capoluogo toscano di introdurre il suo uomo tra le stanze del Ministero, attualmente presieduto ad interm dal premier stesso. Una poltrona che ancora non è stata assegnata, ma che già da tempo sarebbe stata «all’attenzione» di Matteo Renzi. Tanto che in queste ore proprio Luca Lotti è uno dei candidati «favoriti» per diventare il numero uno del Ministero. Addirittura di Lotti, se ne parlava già otto mesi prima che i pm fiorentini firmassero la richiesta di arresto per la presunta cricca. Ma andiamo con ordine e vediamo di capire come mai Lotti (non indagato) compare nei brogliacci del Ros. IL MINISTERO E L’INCHIESTA Era il febbraio del 2013 quando dagli uffici della Divisione generale del personale e Affari generali del Ministero viene inviato un fax. «Oggetto: procedimento penale a carico dell’ingegner Ercole Incalza - richiesta copia ordinanza gip». Il contenuto è chiaro: «Da notizie di stampa si è appurato che presso codesto Ufficio pende un’indagine penale a carico di 31 indagati, tra i quali l’ing. Ercole Incalza e l’architetto Giuseppe Mele, professionisti esterni all’Amministrazione delle Infrastrutture e dei Trasporti ma destinatari di incarichi di vertice nell’ambito della Struttura Tecnica di Missione di questo dicastero per la realizzazione di grandi opere (...) a tal fine si renderebbe quanto mai opportuno acquisire copia dell’ordinanza che ha disposto le misure cautelari oltre ad eventuali atti d’indagine». A questa lettera, e a questa insolita richiesta, la procura di Firenze «comunica che non sono state notificate all’interessato misure cautelari ma un decreto di perquisizione con avviso di garanzia». «IO L’HO ADDIRITTURA SENTITO» Otto mesi prima, durante una conversazione intercettata dai carabinieri viene fatto il nome di Luca Lotti, finito anche lui nel tritacarne mediatico come tanti altri politici. A citarlo è l’arrestato Sandro Pacella, collaboratore di Incalza, in una conversazione con Ettore Fermi, presidente della società Metro Brescia. Sono le 16,26 del 30 giugno 2014. Pacella racconta a Fermi - scrivono i militari - dell’incontro «a cena avuto con Stefano Saglia e di quello che ha saputo da questi sulla “posizione” del comune “amico”, alludendo, si ritiene, al ministro Maurizio Lupi». Pacella afferma: «Allora a quella cena ... come ti ho detto ... ho incontrato quella persona...sono stato al fianco a lui due ore perché è durata tutta la cena...mi ha spiegato un po’ di strategia nel loro partitucolo (...) è che il suo deve avergli detto qualche cosa che a che fare sulla posizione del nostro amico...dopo lui probabilmente...tipo...non positiva quello del primo piano...quello lì il capo no?! ...Maurizio (Lupi ndr)...ha detto...riferito il numero uno ..con il quale ha parlato ... che avrebbe detto che la cosa non funziona...in prospettiva». La frase è chiara: «Il capo in testa...insomma ha deciso che non può essere questa la situazione in definitiva...». Poi i due parlano di Ercole Incalza e del fatto che Pacella stesso gli avrebbe suggerito di lasciare «l’attuale incarico entro dicembre 2014, ma di aver già una soluzione di impiego per il futuro». «Lui al 31 dicembre non è più nessuno perché almeno che lo sappiamo - spiega Pacella - quindi bisogna pensare cosa fare da grandi...insomma questo è chiaro, io la soluzione gliel’ho data». Successivamente i due, alludendo al Duce, si riferiscono, probabilmente, a Matteo Renzi: «Comunque un momento di confusione esagerata...però tanto ormai si sa lì c’è Mussolini quello che dice Mussolini si fa eh!...quindi senza problemi», spiega Pacella. E ancora: «Si fa il nome ...non so se ti risulta questa cena che se per caso vanno le cose come (…) io ho sentito addirittura Lotti...il suo amico intimo (...) quello che ha proprio di fianco a fianco ...e quindi ha un significato se mette Lotti da noi capito? ...vediamo un po’». BONIFICHE E MICROSPIE Sempre nel corso della stessa conversazione «Sandro Pacella - continua il Ros - riferisce di una preoccupante notizia appresa in mattinata nel corso della bonifica circa l’esistenza di un disegno per "screditare" Incalza: "Questo è uno...ma questo fa anche scopa che stamattina è venuta la bonifica da noi...e ha detto una cosa che non è piaciuta nè a lui nè a me...quindi vuol dire che stanno mettendo in giro voci per screditare un attimino capito?». La conversazione, secondo il Ros, è interessante: «Il riferimento alla bonifica fatto da Pacella, potrebbe far ritenere che gli uffici di Incalza vengano periodicamente sottoposti a verifiche per l’individuazione di microspie». LA STRAGE BORSELLINO Gli inquirenti stanno anche lavorando per svelare l’identità di una persona con la quale gli indagati Perotti e Cavallo avrebbero cercato di fissare un appuntamento. Se i sospetti dei militari venissero confermati, si tratterebbe di un individuo già coinvolto in un’indagine «condotta dalla procura nissena nell’ambito della cosiddetta inchiesta sui mandanti occulti della strage di via D’Amelio compiuta a Palermo il 19 luglio del 1992».
Grandi Opere, nelle intercettazioni spunta pure Lotti
Il braccio destro di Incalza (arrestato) dice di aver parlato con l’uomo di Renzi E otto mesi fa faceva riferimento alla possibilità del trasferimento al ministero
