«Se la montagna non va a Maometto...». Senza offesa per il Profeta, potrebbe essere questo il nuovo motto strategico dell’Isis. Attaccare direttamente e in forze l’Europa (e l’Italia) richiederebbe una pianificazione particolarmente complessa e potrebbe generare una reazione molto dura da parte della Nato. Ecco allora che gli «ideologi» del Califfato universale cambiano i loro target. Se gli infedeli occidentali sono difficilmente raggiungibili in patria, salvo attentati e raid semi-spontanei e autorganizzati di «lupi solitari», si può colpirli nei Paesi islamici che visitano come turisti. L’attentato al museo Bardo di Tunisi è una conferma della nuova strategia. E che l’obiettivo fossero i visitatori stranieri lo sostengono ormai molti esperti. Per Mazen Cherif, del Centro tunisino per gli studi di sicurezza globale, «l’obiettivo principale degli assalitori era quello di uccidere i turisti e di dichiarare una vera e propria guerra». Cherif esclude che nelle intenzioni dei terroristi vi fosse un attacco al Parlamento, la cui sede è limitrofa al museo. D’altra parte, mentre si chiarisce progressivamente la dinamica dell’assalto di mercoledì, emerge che gli jihadisti hanno sparato quasi subito contro un pullman, uccidendo alcuni passeggeri, tra i quali il pensionato veronese. «I terroristi miravano al turismo in Tunisia», sottolinea. Secondo lo studioso, i due giovani attentatori «non erano particolarmente esperti, altrimenti non avrebbero sparato indiscriminatamente su turisti e uomini della sicurezza. Se fossero stati addestrati meglio - precisa - si sarebbero fatti esplodere in mezzo ai turisti». Per quanto riguarda l’attendibilità delle rivendicazioni giunte finora (c’è chi propende per l’Isis, chi per la brigata Oqba ibn Nafey vicina ad al-Qaeda nel Maghreb Islamico), Cherif sottolinea che «non fa differenza se si tratta dell’una o dell’altra organizzazione, in quanto tutti questi gruppi scaturiscono da un’unica ideologia, nonostante le differenti denominazioni, e questa ideologia ha come obiettivo distruggere la cultura islamica e umana». L’ambasciatore tunisno in Italia Nacer Mestiri ha dichiarato che i terroristi puntavano «a toccare il turismo e l’economia». E il premier Habib Essid si è detto preoccupato per i flussi turistici nel suo Paese, che stavano ricrescendo dopo la batosta inferta al vitaloe settore a causa delle primavere arabe e della rivoluzione dei gelsomini tunisina. Sempre alla ricerca di nuovi «colpi di scena» mediatici per sorprendere e choccare i loro nemici, i sostenitori dello Stato islamico cercano di non ripetersi, passando da una fucilazione a una decapitazione e da una lapidazione a un falò umano. Alla ricerca spasmodica di obiettivi diversi dai precedenti, i macellai integralisti hanno anche ipotizzato anche attacchi in mare aperto. «Si potrebbero attaccare le navi dei crociati e interrompere il flusso della loro navigazione», scriveva qualche settimana fa sul suo blog un affiliato dell’Isis. Affermazioni riprese dal quotidiano inglese «Daily Telegraph». E, un paio di settimane fa, sul Sunday Times l’ex ammiraglio della Royal Navy Chris Parry ha affermato che yacht di lusso e altre imbarcazioni da diporto nel Mediterraneo potrebbero essere attaccate dai miliziani che viaggiano su motoscafi veloci partiti da porti libici ormai fuori controllo. «Andar per mare con uno yacht potrebbe diventare pericoloso - dice l’ammiraglio - Se fossi un super-ricco sarei piuttosto preoccupato per la mia sicurezza personale». E anche se l’esperto non le ha citate, pure le navi da crociera potrebbero finire nel mirino dei «pirati» musulmani. Parry, che è stato responsabile di un think tank del ministero della Difesa britannico, rileva che anche l’equipaggiamento militare degli jihadisti si è evoluto: grazie ai rifornimenti da Siria e Libia, spiega, «li vedremo presto armati di missili terra-aria, e se non faremo attenzione si procureranno anche degli elicotteri». Insomma, le minacce sono multiple e non convenzionali. L’attacco può arrivare quando e da dove meno te lo aspetti. Un «elemento-sorpresa» che è la pietra angolare di ogni strategia del terrore.
Croci e crociere
I terroristi islamici cambiano strategia e attaccano i turisti occidentali all’estero LEGGI ANCHE Era l’ultimo scalo della Fascinosa nel porto tunisino
