Dato per spacciato alla vigilia delle elezioni, Benjamin Netanyahu ha portato il Likud alla vittoria. Conquistando 30 dei 120 seggi alla Knesset, il parlamento israeliano. È quasi scontato che il presidente della Repubblica Reuven Rivlin torni ad affidare a lui l’incarico di primo ministro. Ma la maggioranza non certo assoluta impone un governo di coalizione. Piuttosto diffice da tessere con l’alleanza di centrosinistra Zionist Union, che di seggi ne ha ottenuti 24, e con la lista Joint of Arab parties che ha riunito gli arabi nati in Israele e che, con 14 deputati conquistati, rappresenta la vera novità delle elezioni. La vittoria del premier uscente, secondo l’Associazione nazionale palestinese, «affossa il processo di pace». L’Anp ha così annunciato che accelererà il processo per far perseguire Israele dal Tribunale penale internazionale de L’Aja per i crimini commessi a Gaza e i duemila palestinesi uccisi nei raid la scorsa estate. «Netanyahu è un terrorista e chi lo ha votato è terrorista come lui», ha sottolineato Izzat al-Rishq, esponente di Hamas. «La vittoria del Likud indica che la società sionista tende sempre più verso l’estremismo». E, mentre Hamas promette «resistenza, a prescindere dal terrorista che guiderà il governo d’occupazione», il primo ministro britannico David Cameron si è congratualato con Bibi, confermando che la Gran Bretagna resta «uno dei più fermi amici di Israele» ma auspicando anche una soluzione pacifica per la Palestina. Tra le telefonate che Netanyahu ha ricevuto per la vittoria elettorale, che ha spiazzato tutti i pronostici, è arrivata pure quella del segretario di Stato americano John Kerry ma non quella del presidente Usa Barack Obama. Quello che è indubbio è che sarà tutto in salita il processo di riavvicinamento tra i due leader, tra i quali non vi è mai stata intesa personale, dopo lo profondo strappo che si è avuto per la polemica sul discorso del premier israeliano al Congresso americano. Senza contare che, nelle frenetiche ore prima del voto, lo stesso premier avrebbe messo la pietra tombale sul processo di pace, promettendo che fino a quando ci sarà lui al governo non si avrà uno stato palestinese. «Il successo di Benjamin Netanyahu è per l’Italia un’ottima notizia. Premia il coraggio e la determinazione del premier israeliano nel difendere le ragioni della sicurezza del proprio paese contro il terrorismo e i pericoli dell’estremismo islamico», ha sottolineato il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. «Ci piace confermare ancora una volta che Israele è parte essenziale del nostro mondo, del mondo occidentale, e la sua sicurezza è per noi una assoluta priorità». «L’Unione europea si impegna a lavorare con il prossimo governo israeliano per una relazione che sia reciprocamente vantaggiosa e per il rilancio del processo di pace», ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini. «Siamo in un momento cruciale, con molte minacce su tutto il Medio Oriente». La Ue sostiene «una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese, nell’interesse dei popoli israeliano e palestinese e di tutta la regioni. È ora di voltare pagina». Ma per l’ex ambasciatore israeliano in Italia e Francia Avi Pazner «non ci sono grandi possibilità di una ripresa dei negoziati con i palestinesi». Secondo il diplomatico è ben difficile che si possa uscire dal «gelo» che c’è nei rapporti con i palestinesi .
Netanyahu vince contro il destino
Il Likud si conferma primo partito in Israele con 30 seggi in parlamento «Gelo» con Obama. Amicizia rinnovata da Cameron. L’Ue: ora pace in Palestina
