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Il maxifascicolo toscano potrebbe "emigrare" a Roma

il "maxi fascicolo" che ha fatto finire nel mirino dei pm toscani e dei Ros, politici, imprenditori, funzionari pubblici, segretari e dirigenti ministeriali  LEGGI ANCHE c’è pure una coop di Mafia Capitale

L'inchiesta sulle Grandi opere è appena scoppiata. Ancora devono iniziare gli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati dalla procura della Repubblica di Firenze e già si parla di "trasferimenti". Non di chi è stato raggiunto dalle ordinanze di custodia cautelare da un penitenziario all'altro o da un domicilio a un altro. Ma proprio di tutto il "maxi fascicolo" che ha fatto finire nel mirino dei pubblici ministeri toscani e dei carabinieri del Ros, coordinati dal generale Mario Parente, politici, imprenditori, funzionari pubblici, segretari e dirigenti ministeriali. Da dove a dove? Dalla nuova procura di Firenze a Novoli, dove si stanno spostando gli uffici giudiziari dall'ultimo anno e mezzo, a quella di piazziate Clodio a Roma. Il motivo? Molti dei reati che vengono contestati ai 51 indagati sarebbero stati commessi non solo a Firenze, ma anche nella Capitale. Qui, infatti, c'è la sede del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, a capo del quale c'è Maurizio Lupi. Dalla procura di Firenze fanno sapere comunque che tutte le carte in loro possesso non si muoveranno dal capoluogo toscano. E dal palazzo di giustizia della città eterna negano che gli atti possano essere trasferiti nella Capitale. Nelle numerose carte che compongono il fascicolo processuale, alla fine di ogni capo imputazione, c'è scritto «in luogo non determinato in corso di commissione...». Ma poiché molte delle persone coinvolte, anche se non sono indagate, lavorano presso il ministero delle Infrastrutture, quel «in luogo non determinato» potrebbe trasformarsi nel corso delle indagini in «in luogo Roma». Se, infatti, non dovessero essere i magistrati romani a chiedere che l'inchiesta venga spostata a a Roma, non è escluso che possano invece farlo nei prossimi giorni gli avvocati degli indagati. Dopo, soprattutto, aver concluso gli interrogatori di chi è stato raggiunto dall'ordinanza di custodia cautelare. Si tratterebbe, infatti, di una scelta strategica di difesa da parte dei penalisti che assistono chi è finito nel mirino della procura Fiorentina.

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