Migliaia di account sui social network, hackeraggi, propaganda e reclutamento. L'Isis è ossessionato dal web. I terroristi dello Stato islamico usano internet in modo spregiudicato, attraverso i mujiaheddin virtuali che portano avanti la jihad 2.0, e sono ovunque. Non solo attentati e attacchi «a terra», dunque, ma una guerra che si combatte a colpi di tweet e non solo. E l’intelligence è a caccia di hacker. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'intelligence, Marco Minniti, intervenendo ieri a un incontro organizzato dalla rivista Formiche, ha spiegato che tra le forze di intelligence «c'è una gigantesca corsa a chi si accaparra gli hacker». Anche l'Italia si sta muovendo nella direzione di arruolare i giovani già nelle università. Oltre settemila studenti hanno lasciato il curriculum. «Abbiamo preso 30 ragazzi e ragazze. Si tratta di giovani che entreranno da noi senza passare da un altro tipo di formazione». Secondo uno studio dell'organizzazione americana The Brookings Project, dal titolo «The ISIS Twitter Census», solo negli ultimi mesi del 2014 sono stati creati 46mila account da parte di simpatizzanti dell'Isis che in maggioranza si trovano in Siria, Iraq e Arabia Saudita. A seguire Usa e Gran Bretagna, mentre un solo account è stato individuato in Italia. Il 73% di questi sono scritti in arabo, il 18% in inglese e il 6% in francese. Lo studio, inoltre, ha evidenziato come in realtà lo zoccolo duro di utenti iperattivi sia compreso in una forbice che va dai 500 ai 2000 account, che in media hanno 1000 follower a testa. I profili ufficiali dell'Isis, invece, sarebbero 79. Nei tweet poi, così come nei nickname, sono sempre presenti chiari riferimenti allo Stato islamico, alla jihad o al Califfato. Una macchina organizzativa efficiente, dunque, che si muove quasi in autonomia. A metà dicembre 2014, spiega ancora il report, Isis ha ordinato ai simpatizzanti di disabilitare il Gps, ossia la localizzazione, sui loro dispositivi mobili entro un mese, avvertendo che ai trasgressori sarebbero stati confiscati e distrutti i telefoni. All'inizio di gennaio, gli autori dello studio, proprio attraverso la localizzazione, hanno raccolto un nuovo campione di tweet da un gruppo simile di utenti che ha suggerito come l'indicazione dell'Isis era stata ampiamente disattesa. I sistemi operativi maggiormente usati sono Android per il 69%, al secondo posto con il 29% Iphone, mentre solo l'1% usa il BlackBerry. Da qui, dunque, partono gli inquietanti cinguettii con video di decapitazioni, messaggi di propaganda, inviti ai lupi solitari sparsi in Occidente ad attivarsi e le indicazioni per scaricare online le riviste del terrore come Dabiq. La mappa stilata dallo studio tenta di fornire una visione globale di come Twitter sia utilizzato in modo efficace e costante dagli jihadisti, soprattutto negli ultimi mesi del 2014 che si conferma l’anno in cui si è registrata l’esplosione di Isis in Rete. Del resto la nascita dell'attività propagandistica su internet dello Stato islamico è scoppiata proprio da metà dell'anno corso, quando il califfo Abu Bakr al-Baghdadi, a fine giugno, ha proclamato ufficialmente la nascita del sedicente Stato islamico con il suo primo video. Sempre Minniti, ha confermato che lo Stato islamico «ha una cura parossistica e maniacale del web. Sarebbe molto meglio se il reclutamento avvenisse nei luoghi di culto. Non c'è nulla di più incontrollabile della radicalizzazione sul web».
L’Isis recluta su Twitter 46mila account
I terroristi dello Stato islamico usano internet in modo sempre più spregiudicato. Nel 2014 migliaia di siti colpiti dagli hacker anche in Usa, Gran Bretagna e Italia
