Continuano i misteri di via Gradoli. Spuntano 17 audio cassette, dal contenuto ancora incerto, rinvenute nel covo delle Brigate Rosse dopo la morte di Aldo Moro. Nonostante siano passati quasi trent’anni, dunque, i dubbi legati alla prima omessa perquisizione e alla tardiva scoperta del covo delle Brigate rosse, avvenuta «in modo casuale» e comunque dai contorni non ben delineati, rappresentano un punto oscuro. Parlare di svolta nelle indagini della Commissione d’inchiesta parlamentare sul sequestro e la morte di Aldo Moro è prematuro. Ieri, però, Gero Grassi, uno dei componenti della Commissione, ha dato notizia dell’acquisizione di «diciassette cassette audio-registrate ritrovate tra i reperti del covo brigatista di via Gradoli grazie al lavoro della dottoressa Antonia Giammaria, magistrato distaccato presso l’organismo parlamentare». Secondo quanto riferito dal parlamentare Pd «non risulta da nessun atto giudiziario che il contenuto di queste cassette sia mai stato ascoltato e verbalizzato. Da quel che si conosce dagli atti erano 18 le cassette registrate ritrovate nel covo e mai ascoltate: ad oggi ne manca dunque una. Per il momento le cassette sono nella cassaforte della Commissione, presto ne conosceremo il contenuto e ne valuteremo la rilevanza per le nostre indagini». Il materiale audio, però, potrebbe essere già noto. Tra queste 17 cassette, che nei prossimi giorni saranno saranno consegnate ai Carabinieri del Ris per riportare alla luce le eventuali tracce di incisioni realizzate nel covo di via Gradoli, ne mancherebbe una che secondo il legale delle vittime di via Fani, Valter Biscotti, sarebbe la numero 13, quella in cui ad un certo punto si sentirebbe una voce maschile che parla con i compagni di alcuni articoli. Sulle altre sarebbero incisi alcuni brani musicali. L’analisi del Ris dovrebbe anche riuscire a stabilire se su quei nastri siano stati sovraincisi altri contenuti, di fatto cancellando quanto già esisteva. In ogni caso, nei brogliacci della polizia che ai tempi ascoltò le registrazioni, era già emersa la segnalazione della voce maschile. Se a mancare fosse proprio la cassetta numero 13 forse potrebbe esserci ancora uno spiraglio per ritrovarla. La Commissione d’inchiesta non ha ancora terminato l’acquisizione di materiale da «alcuni palazzi giudiziari«. Sarebbero ancora due i luoghi in cui l’organismo parlamentare potrebbe trovare il nastro mancante e forse anche altri documenti utili all’indagine. Negli atti in possesso dei commissari la segnalazione è presente in diverse circostanze e quindi, spiegano fonti interne, «è prematuro dire se ne mancano uno o due. Sicuramente sono state ritrovate in via Gradoli e non si ha traccia di cosa ci sia dentro». Ieri, però, un monito sulla vicenda è arrivato da Gaetano Piepoli, vicepresidente della Commissione, che ha invitato i colleghi al «riserbo» e alla «prudenza».
I segreti di Moro e la cassetta sparita
Trovati nel covo in via Gradoli diciassette «nastri audio» mai ascoltati I magistrati: manca quello con la voce maschile che dà ordini ai brigatisti
