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Bertolaso: «Traffico e bus da incubo È peggio che nel 2000»

L’organizzatore dell’ultimo Anno Santo ordinario: «Roma è una città caotica che va sempre in affanno»

«La ricetta è mettersi a lavorare subito, partendo dai nodi della mobilità e dell’accoglienza. Con questo poco preavviso non si potrà fare una programmazione con la controparte religiosa come avvenne per il 2000. Roma è una città caotica, il livello del trasporto pubblico e il problema del traffico sono peggiorati enormemente. Andrà riorganizzata in fretta perché il Giubileo è uno stress per la città che va spalmato su 365 giorni». Parli di Giubileo, di numeri immensi e di immensi problemi logistici e di sicurezza per una Capitale in pieno affanno anche nella gestione della quotidianità più banale. E non può non venirti in mente Guido Bertolaso, vicecommissario vicario per il grande evento del 2000, artefice di una macchina organizzativa che - malgrado previsioni nefaste - funzionò. Roma reggerà l’urto? «Nel 1999 il catastrofismo sul grande Giubileo del 2000 era un luogo comune. Illustri penne scrissero che bisognava abbandonare Roma, che sarebbe stata una catastrofe e la città non era preparata. E invece fu un anno splendido, non solo per i fedeli, ma anche per i romani che trovarono una città organizzata, preparata, accogliente. È ovviamente un problema di preparazione e organizzazione». Da dove si parte? «Dalla immediata analisi dei problemi legati alla mobilità. Ad esempio dal problema dei pullman turistici che dilagano ovunque. L’afflusso di pullman sarà enorme e sarà una delle principali criticità. Noi facemmo un piano autobus che funzionò egregiamente. Nel frattempo però abbiamo assistito a un peggioramento notevolissimo, anche nei livelli essenziali di servizio nel trasporto pubblico e nel rispetto delle regole». Roma, a differenza del 2000, oggi è una città minacciata dal terrorismo islamico. «Allora che non c’erano tutte queste preoccupazioni. C’erano delle forze dell’ordine addestrate e motivate, e si era lavorato moltissimo su questo tema. Di certo non ci potrà essere quella stessa fiducia nel prossimo che respirammo durante la Giornata Mondiale della Gioventù, quando il Papa girò per Tor Vergata circondato dai giovani senza che ci fu il minimo cordone di polizia. Allora saltarono tutti controlli. Oggi non potrebbe accadere». Per il sindaco Marino Roma è pronta. «Da domattina Vaticano, Stato italiano e Comune si dovranno mettere intorno a un tavolo. Dovranno predisporre calendario degli eventi e ragionare sui numeri. All’epoca c’era un comitato centrale, c’era una diocesi di Roma con il cardinale Ruini che erano ventre a terra per organizzare l’accoglienza. Ma che ci sarebbe stato il Giubileo lo si era saputo anni prima». Quale sarebbe la sua prima preoccupazione? «Mi preoccuperei di organizzare un buon gioco di squadra. Il Giubileo del 2000 fu un successo perché 53 amministrazioni, tra municipalizzate, forze armate, enti dello Stato, volontariato lavoravano intorno a un tavolo come se fosse orchestra. Questo ci permetteva di risolvere problemi in tempo reale. Oggi questa grande armonia ancora non c’è ma forse ci vorrà poco per crearla. Me lo auguro». Quello del 2000 fu anche il Giubileo delle grandi, e discusse, opere pubbliche. «Non vedo cosa si possa fare nei prossimi sette-otto mesi. Si dovranno immaginare provvedimenti finalizzati a traffico e trasporto, nulla di infrastrutturale. Se non per organizzare centri di accoglienza, in tende, per riuscire a fronteggiare quei momenti dell’Anno Santo in cui ci sarà l’afflusso maggiore».

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