S i torna a parlare di schedatura dei poliziotti e numeretti sulle divise. Si profila l’ennesimo filo rosso (è proprio il caso di dirlo) tra il partito dell’anti-polizia che presente in Parlamento e il mondo dei professionisti del disordine pubblico. È ripartito l’iter di approvazione di un ddl proposto dal senatore Peppe De Cristofaro di Sel (ex portavoce del Genoa Social Forum ai tempi del G8), appoggiato anche da esponenti del Pd e del Movimento 5 Stelle, come il deputato No Tav Marco Scibona. La proposta dei codici alfanumerici è anacronistica e, nell'armamentario di una certa parte politica, è divenuta un feticcio ideologico al pari dell'articolo 18. Oggi, infatti, le nuove tecnologie permettono di superare questo problema e non a caso anche nelle polizie europee è in corso una discussione serrata sul tema. Da tre anni come Sap abbiamo lanciato la campagna «Spy pen» per dotare tutti gli agenti di videocamere in grado di registrare e monitorare non solo i nostri comportamenti, ma pure le azioni di chi con perseveranza trasforma eventi e manifestazioni in un parco gioco per violenti. Anche il Viminale è stato costretto ad avviare una sperimentazione in tal senso. La verità vera è che non si vogliono le videocamere perchè, oltre a certificare eventuali eccessi delle forze dell'ordine, documenterebbero violenze e devastazioni dei «soliti noti». Coi codici identificafivi ci troveremmo di fronte a una sfilza interminabile di false denunce e i violenti avrebbero vita facile a trovare qualsiasi pretesto possibile in contesti di guerriglia urbana.
«Schedare i poliziotti? Un regalo ai violenti»
di Gianni Tonelli *Si torna a parlare di schedatura dei poliziotti e numeretti sulle divise. Si profila l’ennesimo filo rosso (è proprio il caso di dirlo) tra il partito dell’anti-polizia che...
