Un vorticoso giro di miliardi di euro che sfugge al Fisco italiano. Sotto inchiesta finiscono i giganti delle scommesse online. Il primo tassello dei vasti accertamenti del sostituto procuratore di Roma Margherita Pinto riguarda Pokerstars, la piattaforma monopolista in Italia nel settore del gioco di carte online. Ma altri gruppi presto potrebbero finire sotto indagine, a partire da quelli specializzati nelle scommesse sportive. Sono gli investigatori del primo gruppo del comando provinciale della Guardia di finanza di Roma, al comando del generale Ivano Maccani, ad aver scoperchiato quello che potrebbe rivelarsi un vero e proprio “sistema” per distrarre miliardi di euro di utili incamerati sul territorio italiano e portati nei cosiddetti «paradisi fiscali», dove le società madri dichiarano di avere la sede legale. Un meccanismo che consente a questi colossi delle scommesse di non sottostare alle leggi fiscali italiane, che impongono tasse per il 27,5% sui ricavi. Così, stando alle verifiche compiute dagli investigatori del primo gruppo, guidati dal colonnello Daniele Sanapo, Pokerstars avrebbe adottato una “politica” tesa a sfuggire all’imposizione fiscale italiana, pagando le imposte direttamente nelle Isole Vergini (arcipelago nel Mar dei Caraibi)- dove ha la sede legale - per un importo pari al 2% dei ricavi. Tuttavia l’azienda afferma che «abbiamo operato nel pieno rispetto delle leggi locali e abbiamo pagato oltre 120 milioni di euro di tasse in Italia nel periodo al quale si riferisce l’indagine. Come molte altre società globali dell’e-commerce, contestiamo vivamente la posizione delle autorità italiane sul domicilio fiscale. Le verifiche sono in corso e contiamo di risolvere la causa in nostro favore». Tuttavia, secondo le indagini finora compiute, negli ultimi cinque anni la capogruppo che controlla Pokerstar, la Oldford group ltd, ha incamerato ricavi per 4 miliardi di euro, pagando esclusivamente il 2% di imposte in Italia per ogni singola giocata. E dalle rielaborazioni contabili di Fiamme gialle e Agenzia dell’Entrate è emerso che avrebbero sottratto a tassazione ben 300 milioni di euro sui ricavi compiuti, nei fatti, in Italia. Per questo è finito nel registro degli indagati il legale rappresentante, Shapira Pinhas, accusato di “dichiarazione fraudolenta”. In particolare, gli investigatori hanno scoperto come il vero core business della Oldford group in Italia fosse interamente gestito da un’altra società, con sede legale a Roma, la Haldfords Media Italy srl. Conferma è giunta da una serie di documentazioni acquisite nel corso dei controlli. E così è stato accertato come la Haldfords Media Italy abbia un ruolo cardine nella produzione dei profitti del gruppo in Italia, «constatando – si legge negli atti della Procura della Repubblica di Roma - un maggior utile non dichiarato nel quinquennio verificato di circa 275 milioni di euro». C’è da dire che l’indagine è alle battute iniziali, anche se presto potrebbero saltare fuori interessanti sorprese. Perché stando ai primissimi riscontri la Pokerstars non sarebbe l’unico colosso a portare all’estero i ricavi così da sfuggire alla tassazione italiana. In particolare - è l’ipotesi che la Procura sta battendo - ci sarebbero soprattutto i grossi gruppi che si occupano di scommesse sportive online a sfuggire all’imposizione fiscale in Italia.
Pokerstars, ricavi nascosti ai Caraibi
La Procura: il sito di giochi d’azzardo ha occultato 275 milioni di euro L’incasso finito alle Isole Vergini. La società: le tasse le abbiamo pagate
