Pronti ad azioni legali contro il progetto per la nascita dell'università islamica a Lecce. Nel Salento è scontro tra il Comitato di cittadini che si batte per impedire la costruzione dell’ateneo e chi invece questo progetto lo vuole portare avanti. Secondo Mauro Giordano, uno dei portavoce del gruppo «Noi diciamo no all’università del Qatar«, proprio il paese del Golfo avrebbe intenzione di investire ben «45 milioni di euro per edificare su un agro con destinazione urbanistica agricola». La questione non sarà così semplice perché oltre alla destinazione d’uso, quel terreno è frazionato tra più proprietari, rendendo la compravendita più difficile. «Non siamo contrari ad altre culture - spiega a «Il Tempo» Giordano - però bisogna sapere chi sono i referenti e da dove viene questo denaro. Siamo una frontiera sul Mediterraneo e ogni giorno riceviamo migliaia di immigrati». Nel Salento la comunità islamica conta 20 mila persone. L'allarme per quello che potrebbe rappresentare una università, che all’interno dovrebbe contenere anche una moschea, è dunque altissimo. Oltre al Comitato di cui Giordano è rappresentante, contro la costruzione dell’ateneo si sta muovendo anche l’associazione «Fronte comune» di Monteroni, il Comune in provincia di Lecce, in cui si trova il terreno in zona Valle della Cupa su cui dovrebbe sorgere l’edificio. Al momento le due associazioni stanno valutando se agire per vie legali per impedire che il progetto vada avanti. Ieri intanto Mario Papa, direttore della polizia di prevenzione e presidente del Comitato di analisi strategica antiterrorismo, in audizione davanti al Comitato parlamentare Schengen, ha annunciato che il numero dei «foreign fighters» partiti dall'Italia è salito a 65. «Ne abbiamo censiti 5 in più rispetto all'ultima volta» ha ricordato Papa, sottolineando come si tratti di «numeri sempre bassi rispetto ai 1.500 della Francia, agli 800-1.000 della Gran Bretagna, ai 650 della Germania, ai 400 dei Paesi Bassi e ai 400 del Belgio». Ma al di là della consistenza, quello che preoccupa "è la possibilità che i combattenti rientrino nel Paese di origine o in altri Paesi dell’area Schengen, Italia compresa, per essere liberi di muoversi». Lo stesso Papa, inoltre, ha segnalato delle crepe all’interno dell’Isis. «Vi sono delle crisi interne al movimento - ha spiegato il direttore del Casa - Cominciano ad esserci scontri tra le popolazioni locali e i «foreign fighters» e anche tra gli stessi combattenti arrivati dall’estero: da una parte gli arabi e dall’altra gli occidentali». Posizione, questa, condivisa anche dal segretario di Stato Usa John Kerry, secondo cui «l’Isis sta perdendo pezzi».
L’Islam non si studierà in Salento
Tutti contro l’Università araba a Lecce. Dal Qatar pronti 45 milioni di euro
