Oltre 200 anni di carcere per 14 dei 19 imputati e la certezza (almeno in primo grado) che a Ostia vive e opera una vera e propria associazione mafiosa che fa capo al presunto boss Carmine Fasciani. Sono bastate poco più di tre ore di camera di consiglio ai giudici della decima sezione penale di Roma per scrivere una sentenza importante, che certifica (come d’altronde aveva fatto la sentenza con rito abbreviato nei confronti di altri otto imputati) la presenza di un’associazione «autoctona» che si muove e fa affari criminali con le medesime dinamiche delle mafie tradizionali. Una sentenza a suo modo storica che segna un punto di non ritorno nella lotta capitolina al crimine organizzato che non raggiungeva questi risultati dai tempi della banda della Magliana. Associazione mafiosa, traffico internazionale di stupefacenti, possesso di armi, estorsioni e intestazioni fittizie di beni: il clan dei Fasciani, secondo quanto deciso dai giudici, non si faceva mancare proprio nulla e, nel corso degli anni, era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama criminale della città. La condanna più pesante è stata inflitta al presunto capo del sodalizio mafioso, Carmine Fasciani, condannato a 28 anni di reclusione. Condanne pesanti anche per la moglie di Fasciani, Silvia Bartoli (16 anni e 9 mesi) e per le figlie Azzurra (11 anni) e Sabrina (25 anni e 10 mesi). Condannati inoltre il fratello del presunto boss, Terenzio Fasciani (17 anni) e il nipote Alessandro Fasciani (26 anni). Condannati infine Luciano Bitti (13 anni e 3 mesi), Gilberto Colabella (13 anni), Riccardo Sibio, Ennio Ciolli (3 anni), Emanuele Foci (2 anni con pena sospesa), Mirko Mazzoni (12 anni), Danilo Anselmi (7 anni) e Eugenio (10 anni). Mano pesante dei giudici quindi che hanno accolto, almeno in gran parte, l’impianto accusatorio formulato dal sostituto procuratore della distrettuale antimafia Ilaria Calò e dall’aggiunto Michele Prestipino Giarritta che in sede di requisitoria avevano avanzato richieste di condanna per 325 anni di reclusione. Sono stati invece assolti Nazareno Fasciani (fratello di Carmine), Gilberto Inno e Fabio Guarino. Assolti inoltre i fratelli Vito e Vincenzo Triassi che secondo l’ipotesi d’accusa erano i referenti della famiglia Cuntrera di Siracusa ma presente da anni sul litorale della Capitale. La Corte ha poi condannato gli imputati a risarcire enti e associazioni che si erano costituite parti civili. Il risarcimento sarà quantificato in sede civile e riguarderà la regione Lazio, Roma Capitale, l’associazione Libera, l’associazione Antonino Caponnetto, il laboratorio antiusura onlus e l’associazione Sos impresa. Il dispositivo di condanna ha poi stabilito la confisca per le società «Dr Fish», «Malibù Beach», «Emmediesse group», «Il Porticciolo», «Al contadin non far sapere» e «immobiliare centro Lazio»
Mafia a Ostia, duecento anni di galera
Pesanti condanne per il clan Fasciani: 28 anni a Carmine, 25 e 11 alle figlie. LEGGI ANCHE: Vita da nababbi
