PALERMO In casa aveva pallottole di vario calibro, manuali da guerra e altro materiale con scritte in arabo. Sul suo cellulare, inoltre, sono stati trovati video e foto di cadaveri coperti da un telo. Un palermitano convertito all'Islam è stato arrestato ieri dalla Digos di Palermo con l'accusa di detenzione di armi e munizioni da guerra. Si tratta di G. P., 44enne ex ufficiale dell’Esercito, che aveva anche precedenti per violenza. L’altra notte, infatti, nell'ambito di un'inchiesta su possibili infiltrazioni dell'Isis, sono state decine le perquisizioni nel palermitano. L’indagine della Procura di Palermo si inserisce nelle attività di controllo dell'antiterrorismo a seguito agli attentati di Parigi. Al setaccio degli inquirenti, infatti, i contatti e le attività di numerose persone definite a rischio. In particolare, per quanto riguarda la posizione di G.P., gli inquirenti dovranno accertare la provenienza delle munizioni trovate nell'abitazione e controllare il materiale rinvenuto nel telefono cellulare. La Procura di Milano, invece, ieri ha chiuso le indagini sui 6 siriani accusati di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale, responsabili di alcune azioni violente commesse tra Milano e Roma. Secondo la ricostruzione le vittime sarebbero stati dei siriani considerati dal gruppo schierati con Bashar al-Assad. In tutto sono 13 le persone indagate. Secondo la Procura il gruppo, tra il 2001 e il 2012, ha portato avanti una piccola guerra civile nel nostro Paese. Due dei sei accusati di terrorismo, ritenuti gli elementi più attivi, Haisam Sakahn e Ammar Bacha, sono poi partiti per la Siria dove si sono arruolati tra le fila dell'esercito libero contro Assad. I due erano residenti a Cologno Monzese. Prima di partire, nel febbraio del 2012, il 41enne Sakanh, originario di Aleppo che in Italia faceva l'elettricista, durante una manifestazione a Roma aveva guidato l'assalto all'Ambasciata siriana. In Rete avevano pubblicato la rivendicazione di quella notte, quando 12 persone hanno assaltato l'Ambasciata di Damasco con l'obiettivo di sostituire la bandiera. Sui profili Facebook, ora disattivati, postavano le immagini con fucili in mano e frasi in arabo che inneggiano alla guerra: «Siamo andati al jihad per amore di Allah», si leggeva accanto ad una foto di Ammar scattata in Siria con un fucile in mano. A marzo 2012, dunque, i due sono già in Siria per combattere al fianco dei ribelli contro Assad. In un video, pubblicato dal New York Times, Sakahn è ripreso mentre, insieme ad altri miliziani, spara a sette fedeli di Assad. Cresce la tensione, invece, per la vicenda del reporter giapponese Kenji Goto Jogo e del pilota giordano Muath al-Kasaesbeh in mano all’Isis. Ieri era circolata la notizia del rilascio del giapponese in cambio della liberazione, da parte della Giordania, della terrorista Sajda al-Rishawi. Su Twitter alcuni jihadisti avevano annunciato che la kamikaze era già nel Califfato, mentre il reporter in viaggio dalla Siria verso la Turchia. Poi la smentita del ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, che ha negato il rilascio di al-Rishawi: «Abbiamo chiesto rassicurazioni sullo stato di salute del nostro pilota - ha detto - e non ne abbiamo ricevute». Ore di ansia anche per la sorte di Ignazio Scaravilli, il medico italiano scomparso a Tripoli il 6 gennaio scorso. Secondo fonti intelligence è stato stabilito un contatto con i rapitori, un gruppo di criminali simpatizzanti dell'Isis.
Arrestato palermitano convertito alla Jihad
Nessuno scambio di prigionieri per liberare il reporter giapponese sequestrato. Stabilito un contatto con i rapitori del medico italiano rapito il 6 gennaio a Tripoli
