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Emilia Romagna, 117 arresti in maxi operazione contro la 'ndrangheta

Tra gli arrestati diversi imprenditori che avevano vinto gli appalti per la ricostruzione post terremoto del 2012. Per loro richiesto un sequestro di beni pari a 100 milioni di euro

E' scattata dalle prime ore della mattina l'operazione "Aemilia" che vede impegnati i carabinieri del comando provinciale di Modena, insieme a quelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. I militari dell'Arma stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Bologna, su richiesta della locale Dda, nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, reimpiego di capitali di illecita provenienza, riciclaggio, usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, danneggiamento e altri reati, aggravati dal metodo mafioso. I fermi. I militari dei comandi provinciali di Crotone e Mantova stanno eseguendo, nelle rispettive province e in quelle di Cremona e Verona, decreti di fermo di indiziato di delitto emessi dalle Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro e Brescia nei confronti di 46 soggetti ritenuti responsabili dei medesimi reati. Alle ore 11, presso la procura della repubblica di Bologna, alla presenza del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il procuratore capo Roberto Alfonso fornirà i dettagli dell'operazione. Nel mirino dell'Arma il clan Grande-Aracri di Cutro (Kr). I fermi sono stati eseguti nella provincia di Crotone e a Catanzaro. Tra gli arrestati ci sono diversi imprenditori che hanno ditte nel settore dell'edilizia e movimento terra, alcuni dei quali hanno vinto gli appalti milionari della ricostruzione post terremoto del 2012. E' stato chiesto il sequestro di beni per circa 100 milioni di euro. Tra le persone colpite dai provvedimenti di custodia, il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, di Forza Italia. I carabinieri lo hanno prelevato dalla sua abitazione di Arceto di Scandiano. Dalle carte dell'inchiesta emergerebbe anche il sostegno elettorale imposto dai Grande Aracri ad alcuni candidati emiliani durante le amministrative. Nella lista dei nomi colpiti dall'ordinanza di custodia sono finiti anche Ernesto e Domenico Grande Aracri, i fratelli del boss già detenuto Nicolino Grande Aracri, detto "Mano di gomma". Domenico è un avvocato penalista, il suo arresto è stato disposto dalla Dda di Bologna, mentre per Ernesto si è mossa la Dda di Catanzaro. Le intimidazioni. Il clan aveva messo in atto nell'area emiliana tentativi di intimidazione. Non solo su imprenditori e istituzioni, ma anche su giornali. Nelle carte dell'inchiesta vengono ricostruite le minacce a una giornalista di un quotidiano, mentre un altro giornalista è finito agli arresti. In manette anche sei "talpe", che informavano i Grande Aracri. Si tratta di tre ex carabinieri in congedo e tre poliziotti.

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