Presunte mazzette, influenze politiche, clientelismo e favoritismi. Per oltre due anni il sostituto procuratore romano, Alberto Galanti, ha lavorato ipotizzando reati presumibilmente commessi da una cerchia di persone capace di influenzare i palinsesti, le produzioni e le assunzioni all’interno della televisione di Stato. L’inchiesta nasce nel 2012 in seguito alla denuncia di Pietro Di Lorenzo, patron della società Ldm comunicazioni. Il produttore sostiene di aver subito una sorta di boicottaggio dopo essersi opposto al pagamento di alcune tangenti che sarebbero state richieste da funzionari dell’azienda di viale Mazzini. La procura ha però chiesto l’archiviazione, spiegando al gip che «l’estrema omertà e la vischiosità che si respira in seno a tutti coloro che lavorano o hanno lavorato per il sistema radiotelevisivo, con speranza di farvi rientro, non ha consentito di trasformare questi meri sospetti in concreti elementi di prova». Ecco la seconda puntata sull’inquietante mondo della Rai.
Così la procura si è arresa davanti a «fango e omertà»
