Basta polemiche fra Pm. Questo in sintesi l'invito del primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce in occasione dell'apertura dell'Anno Giudiziario, riferendosi alle "frequenti tensioni interne tra magistrati, soprattutto del pubblico ministero", a "collocamenti fuori ruolo non sempre rispondenti a una reale interesse dell'amministrazione della giustizia", a "forme di protagonismo, cadute di stile e improprie esposizione mediatiche" e all'"esasperazione di particolarismi associativi in seno al Csm". Santacroce sottolinea che c'è una "crisi di fiducia" nei confronti della magistratura, e le toghe non possono "non interrogarsi" sulle loro "corresponsabilita'". Basta anche delegittimare la magistratura: continuare a farlo "senza capire che non è la contingenza il vero problema, ma la scarsa considerazione di cui gode la legalità nel nostro Paese significa non voler affrontare i nodi veri dell'amministrazione della giustizia", afferma il primo presidente della Cassazione, rilevando che "il mestiere di giudicare non è esente da imperfezioni e non esclude l'eventualità dell'errore e perciò è inevitabilmente esposto a critiche che però non possono mettere in discussione il doveroso controllo di legalita' che spetta ai giudici". Santacroce sottolinea inoltre che "dopo l'alto consenso dei tempi di "Mani pulite" è iniziata, sia pure con andamenti assai diversi, una parabola discendente: è doloroso constatare che alla campagna irresponsabile di discredito condotta per anni sulla base di interessi particolari, sia seguita una situazione di crescente disaffezione verso la magistratura". La lotta alla corruzione "non sia soltanto di tipo repressivo" ma anche "tale da impedire, con idonei strumenti preventivi di controllo, il prodursi di accadimenti che offuscano gravemente l'immagine del nostro Paese anche a livello internazionale", afferma Santacroce, che non manca di ricordare, senza citarla direttamente, l'indagine su Mafia Capitale: "recenti indagini giudiziarie - rileva - gettano una luce sconcertante sulla capacità della criminalità di insinuarsi in ambienti delle istituzioni e nel settore imprenditoriale". "Le riforme a costo zero", ha aggiunto, non sono sufficienti se si vuole che la giustizia, intesa come "servizio pubblico", migliori le sue prestazioni garantendo "lo svolgimento dei processi in tempi ragionevoli". Santacroce ritiene "necessario" investire "in risorse umane e strumentali". "Non si possono ottenere risultati migliori senza investimenti - sottolinea l'alto magistrato -. Le risorse umane impiegate sono molto al di sotto delle piante organiche previste su tutto il territorio nazionale". In Cassazione, ad esempio, è di quasi il 22% la scopertura attuale dei magistrati ed e' del 25% quella del personale amministrativo. Per avere una giustizia più veloce Santacroce suggerisce altri due rimedi: "intervenire sulle sopravvenienze" per fronteggiare "lo smisurato numero di nuovi procedimenti ogni anno" e "mirare a modifiche incisive" inserendo le riforme processuali "in un'ottica di sistema". Riformare la giustizia, sottolinea, "e' una delle priorità ineludibili del Paese" ed "esige una virtuosa collaborazione dialettica tra politica, magistratura e avvocatura". La necessità di una riforma "impone di superare ogni demagogia e ogni localismo e di uscire dagli arroccamenti corporativi presenti in ampi settori della magistratura e dell'avvocatura". Santacroce ricorda quindi "il richiamo a questa priorità" del presidente Napolitano dinanzi al Csm che "costituisce uno sprone alle forze politiche perche' si sforzino di conseguire finalmente un risultato utile per il Paese ed è un monito ai magistrati perché non ostacolino il rinnovamento, ma anzi si rinnovino essi stessi". Secondo l'alto magistrato per uscire dalla crisi, "economica, politica e morale", che l'Italia sta vivendo da tempo, serve "che tutta la classe dirigente compia un salto di qualità per recuperare la sua identità specifica, che è quella di compiere scelte di fondo al di la' delle contingenze e strumentalizzazioni". Santacroce auspica "una sorta di rivoluzione morale" o, meglio, "l'affermazione di un'etica pubblica fondata sul principio di legalità, anziché sull'idea che l'illegalità di molti basti a giustificare la propria". Per l'alto magistrato "perdere un altro anno è un lusso che non possiamo permetterci. E' necessario dare all'opinione pubblica il segno di una svolta non più rinviabile, di un forte e reale cambiamento, incanalando efficacemente le straordinarie energie creative di questo Paese".
Santa Croce: "Basta scontri fra pm"
Il primo presidente della Cassazione: "Riformare la giustizia è una delle priorità ineludibili del Paese"
