Dopo gli attentati jihadisti l’allarme terrorismo ha fatto scattare la tolleranza zero in tutta Europa. Ieri il leader dell’organizzazione dello Stato islamico (Is), l’autoproclamato «califfo» Abu Bakr al-Baghdadi, «è rimasto ferito a Qaim», sul confine siro-iracheno, «ma si è salvato miracolosamente e trascorre la maggior parte del suo tempo in Siria». È quanto ha rivelato il primo ministro iracheno Hayder al-Abadi in un’intervista al quotidiano di Londra Al-Hayat. La notizia di un primo ferimento di Baghdadi in un raid aereo in Iraq si era diffusa già lo scorso novembre. Quanto alla minaccia rappresentata dall’Is in Iraq, Abadi ha sottolineato che la capitale Baghdad è «fuori pericolo», ma ha avvertito che «nessun esercito regolare riuscirà a far fronte a questa organizzazione», in quanto è riuscita ad «arruolare migliaia di giovani» e a «trascinarli nel suo progetto». Una minaccia, quella dell’Is, che ha costretto «molti paesi a modificare le loro priorità», laddove «sulla determinazione a rimuovere il regime del presidente siriano Bashar al-Assad prevale ora la lotta al terrorismo». Attualmente, lo Stato islamico sta «indietreggiando in direzione del Kurdistan», dopo aver compreso che «la via verso il sud dell’Iraq era chiusa», ha concluso Abadi. Intanto altri cinque ceceni sono stati arrestati a Béziers e Montpellier, nel sud della Francia, in possesso di esplosivi, ma secondo le autorità francesi non sono legati a movimenti jihadisti e non ci sono indizi che preparassero un attentato. Lo ha dichiarato il procuratore di Béziers, Yvon Calvet, secondo cui l’indagine è «esterna al contesto religioso». Il caso, quindi, non è passato alla procura di Parigi, l’unica che ha competenza sui procedimenti per terrorismo. Le indagini proseguono a livello locale per determinare perché le persone fossero in possesso di armi e quali fossero i legami tra i cinque uomini, tutti cittadini russi. La procura di Parigi ha anche formalizzato accuse di terrorismo per quattro dei 12 arrestati la scorsa settimana nella città, per i loro presunti legami con gli attentatori dell’inizio del mese. Si tratta di uomini di età compresa fra i 22 e i 28 anni. Tre delle 12 persone arrestate sono state invece rilasciate nel fine settimana e altre cinque questa mattina. La Grecia estraderà «immediatamente» in Belgio il 33enne algerino sospettato di legami con il complotto di militanti islamici sventato la settimana scorsa dalla polizia belga. Lo hanno riferito funzionari giudiziari greci. L’uomo è comparso oggi davanti a un procuratore e non si è opposto all’estradizione. Il sospetto era stato arrestato assieme ad altre persone sabato, due giorni dopo l’operazione antiterroristica della polizia belga. Il Belgio aveva poi emesso un mandato d’arresto internazionale nei suoi confronti. Infine, non si ferma la guerra civile in corso nello Yemen, paese arabico culla dei terroristi. I ribelli sciiti Huthi hanno preso il controllo del palazzo presidenziale nella capitale dello Yemen, Sanaa, uccidendo almeno due guardie presidenziali nell’assalto. I militari hanno ammesso di aver dovuto abbandonare il complesso al termine di una breve sparatoria con i miliziani sciiti. Intanto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha tenuto una sessione speciale sulla situazione in Yemen. L'inviato speciale Onu nel Paese, Jamal Benomar, in collegamento video ha detto ai membri che i miliziani Houthi hanno persuaso le unità militari a non combattere contro di loro. Lo ha fatto sapere a Reuters un diplomatico presente alla sessione.
Ferito al Baghdadi, vivo per miracolo
Il leader dello Stato islamico colpito in un bombardamento al confine siro-iracheno
