L’Isis si allarga aprendo istituti di istruzione alla jihad anche per le donne. Da poco, infatti, a Raqqa, nella roccaforte del Califfato, si è concluso il corso biennale di addestramento rivolto al gentil sesso. Al master avrebbero partecipato circa 200 donne, tra cui le due convertite partite dall’Italia: Fatima e la ventenne maghrebina residente a Milano. Nella lista delle partecipanti, quindi, compaiono le due italiane. Maria Giulia Sergio, la giovane combattente italiana che si sarebbe arruolata nelle milizie di al-Baghdadi, è nata a Torre del Greco, in provincia di Napoli il 23 settembre 1987. Dopo la conversione ha cambiato nome, ora si fa chiamare Fatima Az Zahra. Burqa e Corano da tempo erano la sola ragione di vita e da tre mesi ha fatto perdere le tracce. Ora potrebbe trovarsi in questo campo di addestramento al femminile, dove lo Stato islamico ha messo a disposizione delle combattenti occidentali una ricca offerta di possibilità per portare avanti il jihad. Insieme a Fatima, poi, potrebbe esserci anche la 20enne maghrebina, ma cittadina italiana, che avrebbe lasciato la sua vita occidentalizzata per abbracciare la causa del Califfato. Entrambe comparirebbero nel registro delle iscritte al corso dello Stato islamico. Da capire se le due donne hanno intenzione di andare direttamente a combattere sui campi di battaglia o se preferiscono attività più leggere dal punto di vista fisico. Il bando dell’Isis, infatti, offre posti come agenti dell’intelligence, soldatesse e, volendo, anche come kamikaze. Certo, un bel salto di qualità tra la vita condotta precedentemente in Italia e quella in un campo di addestramento. Le due italiane, comunque, sarebbero in buona compagnia. Il corso biennale è frequentatissimo anche da altre occidentali, in particolare britanniche. Visto il successo che ha riscosso il primo corso, la dirigenza del Califfato ha pensato di aprire una succursale a Mosul, per smistare le combattenti ormai diventate numerose. Non è chiaro, però, se il corso comprende anche una parte specifica dedicata al cosiddetto «jihad al-nikan». Oltre alle combattenti che arrivano sui vari teatri di guerra per partecipare attivamente alla guerra, ci sono anche altre donne che si dedicano alla guerra santa come volontarie del jihad sessuale. Si tratta di un pratica esistente e prevista da una fatwa. In realtà è un «matrimonio temporaneo», che lega la volontaria al combattente per un periodo ristretto di tempo, così da non infrangere i canoni della Sha’aria che vietano i rapporti sessuali fuori dal matrimonio. Questa pratica sarebbe apparsa per la prima volta in una fatwa del 2013, di un religioso wahhabita fondamentalista, in cui si esortavano le donne ad offrire prestazioni sessuali per sostenere il morale di coloro che combattevano contro il regime di Bashar al-Assad in Siria. Nel giugno scorso i militanti dell’Isis hanno emesso un decreto con il quale hanno ordinato alle famiglie musulmane di mandare le loro donne non sposate nella regione per il jihad al-nikah. Molte musulmane hanno mostrato solidarietà per la lotta del gruppo di al-Baghdadi e sono partite in «missione». Chissà quale forma di jihad avranno scelto le due italiane.
Due donne italiane al master dell’Isis
Scovate la giovane di Torre del Greco e la maghrebina residente a Milano Hanno partecipato con altre 200 ragazze a un campo paramilitare in Siria
