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"Per 5 mesi hanno studiato il Corano"

Parla Aya Homsi, amica di Greta e Vanessa: "Sono state fregate da chi volevano aiutare"

«Greta e Vanessa avevano rapporti con tutti i siriani d’Italia, come tutti gli attivisti. In Siria sono state fregate, perché si sono appoggiate a qualcuno di cui non dovevano fidarsi. I rapitori sono piombati nella casa in cui vivevano, di notte, sapendo che avevano poco denaro, non più di 5 o 10 mila euro. Chi le ha rapite, però, sapeva che molti più soldi li poteva ottenere da una nazione intera. Quindi alla base del sequestro c’era l’idea del riscatto». A parlare è Aya Homsi, 27enne nata in Italia da genitori siriani e che vive a Bologna. Aya conosce Greta e Vanessa, il loro percorso nelle organizzazioni che si battono per la libertà in Siria. Si incontravano per l’organizzazione di manifestazioni anche nazionali e condividevano gli stessi ideali. Chi aveva in mano Greta e Vanessa? «È probabile che siano state vendute da un gruppo all’altro, e tutti hanno guadagnato qualcosa in questo storia. Secondo me sono arrivate al gruppo Al Nusra a dicembre, quando è comparso il video. Se le avessero avute sempre loro perché aspettare cinque mesi per far arrivare un messaggio? In questo momento mantenere due persone in quei posti ha un costo notevole: è un peso. Greta e Vanessa hanno mangiato in tutti questi mesi, non sembravano dimagrite. Quindi non sono state trattate male».   È stato pagato un riscatto per la loro liberazione? «Sicuramente dietro ogni rapimento che si conclude con una liberazione c’è un dare e avere, non per forza economica. Spesso si tratta anche di prese di posizione politiche da parte dei paesi interessati. Non saprei dire, nel caso specifico, come sia andata. Sicuramente quando chiedono dei soldi per rilasciare un ostaggio va sempre meglio che se chiedono altro».   Quindi Al Nusra non avrebbe chiesto un riscatto all’Italia? «Quando ci sono state altre persone rapite, la Farnesina offrì del denaro e Al Nusra non lo accettò». A chi si riferisce? «Ai giornalisti Rai (Amedeo Ricucci inviato Rai, i freelance Elio Colavolpe e Andrea Vignali e la giornalista italo-siriana Susan Dabbous, presi il 4 aprile 2013 in Siria, ndr). Quando furono rapiti loro Al Nusra non accettò riscatto e di questo sono sicura al 100%. Non conosco, però, cosa hanno chiesto in cambio».   Greta e Vanessa sono arrivate ad Al Nusra alla fine della prigionia? «Sono passate da più gruppi, che sono serviti solo per creare caos. Sono state vendute fino ad arrivare ad Al Nusra, che da un lato ha sempre trattato meglio di altri gruppi i rapimenti, nel senso che non usano violenza fisica, non picchiano le donne. Dico questo per cercare uno spiraglio di luce in questa tragica vicenda. Molto probabilmente avranno trascorso cinque mesi a studiare il Corano e proiettate verso l’Islam».   Secondo lei si sono convertite? «Non penso, anche se sono molto giovani e quindi facilmente influenzabili. Io non voglio colpevolizzarle perché sono partite, lo hanno fatto con la massima volontà. Però dovevano organizzarsi meglio. Non me la sento di puntare il dito su due ragazze di 19 e 20 anni, sono vittime di qualcosa di più grande».   Padre Paolo Dall’Oglio? È ancora vivo? «Lui è un uomo molto organizzato in Siria, si sa muovere. Quindi se è stato sequestrato lui...Io mi auguro che ritorni il prima possibile. Se è finito in mano a un gruppo di islamisti sarebbe una gran perdita per noi siriani, perché ha sempre sostenuto la popolazione e la rivoluzione».   Aya da che parte si schiera? Cosa vorrebbe per la Siria? «Io sono dalla parte dei primi ribelli, quando in piazza sono scese le famiglie. Oggi siamo in mano a tantissime fazioni e alleanza. Bisognerebbe partire da capo».

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