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E il governo si difende «Il riscatto? Solo Illazioni»

La Lega: confisca dei beni a vita per recuperare i soldi. Gentiloni esalta le cooperanti: ci serve il loro coraggio

La liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, strappate due giorni fa dalle mani dei loro carnefici siriani, accende lo scontro fra il governo e chi, nell’opposizione, protesta per il presunto pagamento di un riscatto di 12 milioni di dollari. Il sospetto di una cospicua contropartita liquidata chissà quando e chissà come, aveva mandato su tutte le furie il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che via Twitter, poche ore dopo la liberazione, aveva scritto: «Se veramente per liberare le due amiche dei siriani il governo ha pagato un riscatto di 12 milioni, sarebbe uno schifo». Una dichiarazione a cui ieri, in parlamento, ha replicato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: «Sul presunto riscatto pagato per il rilascio delle due cooperanti italiane, ho letto riferimenti ed indiscrezioni prive di reale fondamento e in qualche caso anche veicolate addirittura da gruppi terroristici. Mi sorprende che a queste illazioni sia stato dato da taluno credito senza alcuna verifica». Il titolare della Farnesina ha poi voluto ribadire che «in tema di rapimenti, l’Italia si attiene a regole e comportamenti condivisi sul piano internazionale. Abbiamo operato in continuità con la linea seguita nel tempo dai governi che si sono succeduti. Non è la linea di questo governo, è la linea dell’Italia». Infine, entrando nel merito delle accuse rivolte al governo soprattutto dalla Lega Nord, il ministro ha spiegato: «Noi siamo contrari al pagamento di riscatti e partecipiamo al contrasto multilaterale del fenomeno del sequestro di persone a scopo di riscatto. E nei confronti degli italiani presi in ostaggio, la nostra priorità è indirizzata alla tutela della loro vita e integrità fisica». Parole che non hanno fermato le critiche dei leghisti. Luca Zaia, governatore della Regione Veneto, ha chiesto che «in Italia si introduca una norma per cui chi si mette nei guai, si arrangi a tirarsi fuori». Poi ha aggiunto: «A leggere le notizie, non capisco cosa abbiano fatto e per chi abbiano cooperato le due ragazze liberate in Siria. Per chi va a proprio rischio e pericolo in quei Paesi, è bene che i costi siano a suo carico». Per Zaia occorre prevedere la «confisca a vita finché non si cubano 12 milioni, sempre sia vero che è stata pagata questa cifra». Ancora dalle parti del Carroccio, si alza anche la voce del sindaco di Verona, Flavio Tosi, che lancia una proposta chiara: «Nel nostro Paese, quando una persona viene sequestrata, scatta il blocco dei beni suoi e della famiglia per impedire il pagamento del riscatto. Pur nel sollievo per la liberazione delle due giovani connazionali, il cittadino italiano non può comprendere perché lo Stato non applichi anche verso i sequestri all’estero le stesse norme». E se dalla parte del ministro si schiera, naturalmente, il premier Matteo Renzi, per far sapere che «tutto il Pd si riconosce nelle parole di Gentiloni», seguito a ruota dal governatore della Puglia, Nichi Vendola, secondo cui «quando vengono liberate due persone, bisognerebbe solo gioire», critiche arrivano anche da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: «Trovo folle che dei comuni cittadini, o peggio delle ragazzine totalmente inesperte, si improvvisino cooperatori internazionali e vadano allo sbaraglio in zona di guerra. Peraltro non si capisce bene a fare cosa e a favore di chi, così come non si capisce perché queste scelte sconsiderate debbano poi diventare un problema per lo Stato». C’è poi chi accusa Gentiloni di non aver chiarito. È il caso di Maria Edera Spadoni, del M5S: «Sono sconvolta dalla inutilità della presenza del ministro Gentiloni in aula. La domanda è: avete pagato o no? E lei non ci ha dato nessuna informazione. Infine è il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, ad affermare che «pagare i terroristi è sempre un tragico errore».

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