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Il «macchinista unico» finisce in procura

Sicurezza sui binari, inchiesta a un bivio: processo o Trenitalia deve pagare Indagato l’ad Soprano. Accordo raggiunto tra azienda e pm. Ora decide il gip

È la procura di Roma, insieme alla Direzione territoriale del lavoro, a indicare a Trenitalia i binari su cui viaggiare per evitare di affrontare un processo penale che rischia di coinvolgere nomi eccellenti come quello di Vincenzo Soprano, l’ad dell’azienda leader nel trasporto su rotaia, già iscritto nel registro degli indagati. L’inchiesta sul macchinista unico, scaturita dopo la scelta di far viaggiare i treni grazie alla conduzione di un solo operatore, sembra volgere al termine. I BINARI INDICATI DALLA PROCURA I periti nominati dai pm hanno infatti terminato gli accertamenti tecnici proponendo un’oblazione, una causa di estinzione del reato, una soluzione capace di arginare i problemi di sicurezza sul lavoro sollevati dagli operatori del settore attraverso numerose denunce. In pratica, come avviene già per i convogli regionali, un treno potrà essere condotto da un solo macchinista solo se a bordo del mezzo verrà installato un sistema elettronico. Si tratta di un meccanismo tecnologico che, sostituendo la presenza a bordo di un secondo macchinista, consente ai treni di bloccarsi nel caso in cui, per un preciso lasso di tempo, il conducente non azioni alcun comando. Adesso la palla passa al gip Valerio Savi, che dovrà esprimersi in merito alla soluzione proposta dalla procura e dalla Direzione territoriale del lavoro. IL MACCHINISTA UNICO Era stata una vera è propria rivoluzione quella condotta da Trenitalia inserendo la figura del macchinista unico. Una scelta che, sebbene abbia portato un notevole risparmio per le casse dell’azienda, era anche stata fonte di un forte scontro sindacale. La lotta tra azienda e lavoratori era in seguito terminata attraverso un accordo grazie al quale venne prevista l’assunzione di 900 dipendenti. A firmare l’accordo furono Cgil, Cils, Uil, Ugl e Fast. Ad opporsi e non firmare fu invece l’Orsa. L’Organizzazione dei sindacati autonomi di base raccolse infatti numerosi dossier sulle possibili controindicazioni in materia di sicurezza, difficoltà potenzialmente causate dalla scelta di lasciare un solo macchinista alla guida del treno. L’INCHIESTA Dalle Marche a Genova, dalla Liguria alla Capitale. Magari non avvenne a bordo di un treno ma certamente l’inchiesta sul macchinista unico, con il passare del tempo, è stata costretta ad affrontare un vero e proprio viaggio. Nel 2012 infatti, era stata la procura di Genova ad aprire un fascicolo integrando anche alcune denunce provenienti dalle Marche. Al vaglio degli investigatori erano stati sottoposti diversi incidenti e guasti avvenuti, stando alla denuncia, con modalità sospette. L’intenzione degli inquirenti era quella di capire se la presenza sui treni di un unico macchinista potesse mettere a repentaglio la vita di chi si serve del trasporto su rotaia e di chi lavora quotidianamente a bordo dei treni. Per competenza territoriale l’indagine era quindi approdata a Roma, dove l’aggiunto Roberto Cucchiari e il sostituto procuratore Pietro Pollidori avevano delegato alcuni periti, ingegneri e funzionari della Direzione territoriale del lavoro. La materia su cui investigare infatti era materia molto complicata. Per dirimere ogni dubbio anche alcuni esperti dell’azienda Asl/RmA erano stati coinvolti, proprio per valutare le possibili ripercussioni che l’adozione del macchinista unico avrebbe potuto creare in relazione alla sicurezza sul lavoro e in termini di stress sugli operatori. INDAGATO L’AD VINCENZO SOPRANO La procura, aveva quindi iscritto nel registro degli indagati decine di funzionari di Trenitalia, tra cui anche l’ad della società, Vincenzo Soprano. Secondo gli inquirenti, l’iscrizione di Soparano e altri funzionari di Trenitalia era «di pericolo» , ovvero non legata a un evento specifico. Successivamente quasi tutti gli indagati avevano chiarito la loro posizione e il loro nome era scomparso dal registro degli indagati. In un caso, il fascicolo relativo a un dipendente era stato spedito nelle Marche, dove la denuncia era stata sporta. Le indagini su Vincenzo Soprano però erano proseguite. L’amministratore delegato infatti risulta tuttora indagato dalla procura di Roma insieme a un altro funzionario. Se «l’oblazione» proposta dagli inquirenti non dovesse essere accolta, il manager di Trenitalia rischia di dover comparire davanti al gip per difendersi da una precisa accusa: aver violato le norme relative alla sicurezza sul lavoro.

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