Soprattutto è la Francia che, con il ministro degli Interni Barnard Cazeneuve, dichiara che è pronta a modifiche al trattato di Schengen. Si muove anche la Spagna, dove il ministro spagnolo degli Interni Jorge Fernandez Diaz rilancia: «Noi siamo a favore che si facciano controlli alle frontiere ed è possibile che, di conseguenza, si debbano modificare gli effetti del trattato di Schengen». Quindi si dice favorevole anche all’introduzione in Europa del Passenger Name Record (Pnr), ovvero alla raccolta dei dati su tutti i passeggeri dei voli aerei. In Italia pare che non se ne possa neppure discutere. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, avverte subito: «Schengen è la nostra libertà di circolazione, la nostra democrazia. Se per alcune decine di terroristi rinunciamo alla libertà di circolazione, di manifestazione e di espressione, gli facciamo un regalo fantastico». La Lega non ci sta e replica con il vicecapogruppo dei senatori della Lega Nord, Sergio Divina: «Schengen è la privazione della nostra libertà, della nostra cultura, è il passaporto per chi vuole destabilizzare l’Occidente. Oggi- insiste il parlamentare trentino - maggiori controlli significano maggiori sicurezze. Questo dobbiamo garantire agli italiani». Rilancia il leader Matteo Salvini: «Sospendere subito il Trattato di Schengen e reintrodurre i controlli alle frontiere! L’Italia lo fece nel 2001 per il G8 di Genova e dopo il terremoto dell’Aquila, la Norvegia dopo la strage di Breivik, la Polonia prima di una conferenza sul clima, altri limiti furono decisi per gli ultrà negli stadi. E per bloccare i fanatici islamici non si può fare? Al governo, in Italia e in Europa, abbiamo gente inutile». Anche Forza Italia sembra essere d’accordo. Per Mariastella Gelmini bisogna rivedere alcune norme del Trattato di Schengen e rendere continuo il flusso di informazioni tra i servizi di sicurezza. «Non basta una manifestazione per neutralizzare il terrorismo, come tutti sappiamo bene, ma sarebbe un errore sottovalutare la forza del messaggio rilanciato ai quattro angoli del mondo. Le democrazie occidentali, e quelle europee in prima fila, devono accelerare verso l'integrazione di misure importanti in termini di prevenzione, controllo e repressione del terrorismo. Attivare una regia europea nelle politiche di security è decisivo almeno quanto rivedere alcune norme di Schengen». Maurizio Gasparri, anche lui di Forza Italia, si spinge oltre: «Fino a quando la vergogna di sbarchi di massa in Italia con il Mare nostrum eterno di casa nostra? Lo dico con vigore in una giornata che la comunità internazionale celebra a Parigi e che non può ignorare l’invasione di clandestini. Dopo le navi carretta - prosegue Gasparri - che nessuno ferma ora altri trasporti a spese dell’Italia. Anche Corigliano dopo la Sicilia diventa meta dell’invasione. E, come si evince, gli arrivi non riguardano prevalentemente la Siria, ma ogni luogo dell’Africa. Il ministro dell’Interno fa dichiarazioni di un tipo e politiche di un altro. Ha fatto dell’Italia un colabrodo. Domani in Senato presenteremo il conto ad un governo pericoloso per l’Italia. Mare nostrum for ever deve finire. Hanno mentito e fatto dell’Italia una terra insicura e umiliata. Ora basta con i valletti di clandestini e fondamentalisti». Ma di fronte alle polemiche, il governo torna in campo con il ministro dell’Interno Angelino Alfano: «Il primo punto è la condivisione delle informazioni: occorre condividere le informazioni prima degli eventi. Occorre costituire un gruppo, un comitato che si riunisca stabilendo insieme la periodicità per scambiarsi opinioni e informazioni e per rappresentarsi il rischio reale che ognuno avverte nel proprio Paese». Il secondo punto per Alfano: «Occorre trovare una soluzione urgente con il Parlamento europeo per il Passenger name record (Pnr). È importante che sia considerata una priorità. Il punto di equilibrio tra privacy e sicurezza deve variare a seconda dei momenti storici che si attraversano. In questo momento storico, occorre un nuovo punto di equilibrio. Si potrebbe trattare, per esempio, sul numero di anni per la conservazione dei dati». Il terzo punto: «Schengen - prosegue il titolare del Viminale - è una parte delle nostre libertà, conquistata faticosamente. Non dobbiamo regalare ai populisti questa libertà conquistata pezzo a pezzo».
Schengen, il «no» di Roma al cambio voluto da Parigi
Da Gentiloni a Alfano tutti contro l'ipotesi avanzata da Parigi. Gentiloni: «Schengen è la nostra libertà di circolazione, la nostra democrazia»
