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«La nave anfibia chiave del successo»

L’allarme è arrivato alle sei di domenica mattina. Da quel momento in poi l’attività nella Centrale operativa della Marina Militare di Santa Rosa, a La Storta, è stata frenetica. E tutti sono stati...

L’allarme è arrivato alle sei di domenica mattina. Da quel momento in poi l’attività nella Centrale operativa della Marina Militare di Santa Rosa, a La Storta, è stata frenetica. E tutti sono stati impegnati nella SAR, acronimo inglese che significa Ricerca e Soccorso, in relazione al dramma che si stava consumando al largo delle coste albanesi. «La prima cosa che abbiamo fatto è stata l’ordine di attivare un elicottero, un AB212, dalla nostra base aerea di Grottaglie - spiega il capitano di fregata Luca Licciardi, caposezione delle Operazioni Correnti - L’obiettivo era raggiungere il luogo dell’incendio, controllare se c’erano eventuali dispersi in mare e verificare la possibilità di utilizzare i verricelli per il salvataggio. Il tutto in attesa di disposizioni delle autorità che coordinavano l’intervento, che in quel momento erano quelle greche. Le condizioni erano proibitive, con un vento a oltre 40 nodi, cioè oltre 80 chilometri orari - continua Licciardi - Poco dopo abbiamo mosso tutte le risorse disponibili, prima con sette nostri elicotteri e la San Giorgio, una nave anfibia che è una grande risorsa per gli elicotteristi. Alle 20,30 la San Giorgio ha assunto il coordinamento delle operazioni continuate e ininterrotte a cui hanno partecipato la Capitaneria di porto e l’aeronautica». I contatti avvenivano in tutti i modi possibili, per telefono, via mail e anche attraverso una chat line. «I nostri uomini hanno affrontato una situazione pericolosa con competenza, coraggio e determinazione - osserva ancora il capitano - A mia memoria, e ho alle spalle 21 anni di imbarco, non siamo mai stati impegnati in un’operazione di questa portata e con questi ritmi. Un intervento che presentava numerose difficoltà, prima fra tutte quella di coordinare con i colleghi, i greci, la Capitaneria di porto e i dicasteri coinvolti uno scambio di informazioni valido e veloce. La chiave del successo, però, è stata indubbiamente la scelta della nave anfibia. Per la sua versatilità estrema, infatti, la San Giorgio ha potuto garantire il massimo dell’efficienza nei soccorsi. E molte morti, probabilmente, così sono state evitate».

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