Il segnale di soccorso in mare viene lanciato a tutte le navi. Quelle che lo ricevono, anche se lontane, sono tenute ad intervenire. L’obbligo perentorio, secondo il Codice internazionale della navigazione, infatti, è quello di dirigersi in aiuto del natante in difficoltà. L’imbarcazione più vicina interviene per prima e stabilisce di quanti altri mezzi necessita. Scattano così le procedure di intervento in tutti i casi di emergenze in mare, quando il comandante di una nave lancia il «may day». Dal segnale di Sos al primo intervento a volte trascorrono ore, ma chi sta in mare sa perfettamente che bisogna immediatamente invertire la rotta e dirigersi verso chi ha richiesto aiuto. E così è stato anche ieri mattina all’alba per il traghetto Norman Atlantic, in fiamme nelle acque internazionali tra Italia e Albania. Scene vissute mille volte da chi vive e lavora su una nave. Una corsa contro il tempo per salvare vite umane. L’importante, però, è non perdere mai la freddezza. Dal primo segnale, quindi, la macchina organizzativa dei soccorsi è già partita. Se la nave in emergenza si trova in acque internazionali, come nel caso del Norman Atlantic, l’emergenza sarà gestita dallo Stato più vicino. Nel caso del traghetto andato a fuoco al largo di Corfù, lo stesso ministro della Marina Mercantile, Miltiadis Varvitsiotis, ha detto che «le autorità greche sono in contatto con quelle italiane in quanto la nave si trova a 22 miglia nautiche dalle coste italiane». Molte navi mercantili che si trovavano nel basso Adriatico sono state subito dirottate nella zona. Le operazioni, dopo un primo coordinamento di Bari e Brindisi, sono passate alle autorità italiane, più precisamente al Maritime rescue coordination center di Roma. Così sono partite le motovedette della guardia costiera e gli elicotteri della Marina e dell’Aeronautica. In mare anche la nave San Giorgio che, intorno alle 17.30, è stata la prima imbarcazione militare italiana a raggiungere la zona delle operazioni. Sul posto anche dieci elicotteri militari. Aeronautica e la Capitaneria di Porto schierano anche quattro velivoli con capacità di visione notturna. Mentre in mare si organizzano i soccorsi il governo affianca le operazioni con le attività diplomatiche. Il ministro delle Difesa italiano, Roberta Pinotti, ha chiamato il ministro della Difesa albanese chiedendogli di mettere a disposizione una nave militare e di comunicare la disponibilità di porti albanesi, mentre il ministro Alfano è rimasto in contatto con il ministro albanese Saimir Tahiri per fronteggiare ogni situazione e per l’accoglienza. In campo è sceso, come da prassi, anche il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, che ha avuto un colloquio telefonico con il viceprimo ministro e ministro degli Esteri greco, Evangelos Venizelos. Gentiloni e il suo omologo hanno parlato della situazione e degli sviluppi della vicenda e il premier Matteo Renzi, che stava già monitorando la vicenda in costante contatto con gli operatori di soccorso, è rientrato dalla Toscana a Palazzo Chigi per seguire la vicenda del traghetto in fiamme nel mar Adriatico. In queste situazioni, però, le forze messe a disposizione oltre, che in mare e dalle attività diplomatiche del governo, arrivano anche da altri presidi che diventano delle vere e proprie unità di crisi, come quella istituita ieri mattina presso la Prefettura di Brindisi per gestire l’emergenza della Norman Atlantic. Anche l’autorità portuale di Ancona ha creato un punto d’ascolto nella stazione marittima, con personale dell’Anek Lines, per assistere i parenti delle persone imbarcate sul traghetto Norman Atlantic.
Una gara di soccorsi nel mare in tempesta
Un perfetto coordinamento tra Italia e Grecia
