Vi era un forte «spirito di collaborazione con l'amministrazione». Per questo il campo nomadi di Castel Romano è collocato parzialmente su un terreno riconducibile a Salvatore Buzzi e Sandro Coltellacci. L'area, secondo lo stesso Coltellacci, sarebbe stata acquistata per risolvere un problema che avrebbe coinvolto anche l'ex primo cittadino. La gestione del campo invece, data l'emergenza, venne originariamente affidata senza una gara d'appalto, grazie ad un'«ordinanza del sindaco Walter Veltroni». Il terreno su cui sorge il campo nomadi Per quanto riguarda la superficie, l'uomo ha spiegato agli inquirenti che «la proprietà dei terreni è 20 ettari, 18 ettari del comune di Roma, 2 ettari di proprietà della Sial, una società riconducibile a me e a Buzzi». Secondo l'indagato, un privato avrebbe messo a disposizione del Comune il terreno ma successivamente «Scoprimmo che 18 ettari di questi 20 erano di bosco – afferma Coltellacci - quindi era impossibile posizionare queste tende». Il campo nomadi sconfinava così nell'appezzamento vicino. «Il motivo per cui io ho assunto l'onere di acquistare il terreno, perché il proprietario ha minacciato di denunciare a me, il sindaco, tutti quanti. Abbiamo fatto una trattativa e abbiamo deciso di acquistarlo». «Il Comune non ha provveduto a far sottoscrivere il regolamento». A quei tempi i problemi erano parecchi: «Nel 2007 vengo chiamato dall'allora dottor Franco Alvaro mi sembra che era il direttore e mi dice: "Guarda Coltellacci per gestire il campo nomadi bisogna che ti intesti il contratto delle utenze. E i rom a seguito del regolamento che gli faremo firmare si impegneranno a restituirti i soldi relativi alle utenze". Io diciamo ingenuamente ho firmato questo impegno. Il comune di Roma poi non ha più provveduto a far sottoscrivere alcun regolamento ai rom. Regolamento che ancora non esiste presso il campo di Castel Romano. Quindi mi arrivano le bollette, io andavo al comune e dicevo: “che devo fare con ste bollette, come faccio a pagare?”. Ma dal comune l'uomo non avrebbe ricevuto risposta. “Quindi nel 2009/2010 ci arriva il decreto ingiuntivo di Acea che ci intima il pagamento di 405 mila euro”. Ad ogni modo, gestire un campo nomadi è un business remunerativo. È lo stesso Buzzi ad affermarlo: «Noi quest’anno abbiamo chiuso...con 40 milioni...ma tutti i soldi utili li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati».
«Il campo di Castel Romano costruito per fare un favore a Veltroni»
Le rivelazioni di Sandro Coltellacci, proprietario del terreno su cui sorse l'accampamento. L'appalto per la gestione fu assegnato senza gara