Ci sono voluti cinque anni e diversi processi ma da ieri, finalmente, le condanne per l’assassinio di Lea Garofalo sono diventate definitive. La prima sezione penale della Cassazione ha infatti confermato la sentenza d’Appello emessa dai giudici milanesi condannando all’ergastolo Carlo Cosco (ex compagno della collaboratrice di giustizia), suo fratello Vito, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Condannato invece a 25 anni di reclusione Carmine Venturino, l’ex fidanzato della figlia di Lea Garofalo, Denise, che ha giovato di uno sconto della pena grazie alle sue dichiarazioni durante il processo di secondo grado che consentirono agli inquirenti di trovare i resti della donna che era stata bruciata e gettata in un tombino. Una storia terribile quella di Lea Garofalo; una storia fatta di violenze indicibili cresciute attorno ad una famiglia di mafia del crotonese. Lea Garofalo era infatti la figlia di un boss di primo piano nel panorama criminale calabrese. Dopo la morte del fratello Floriano (ammazzato a colpi di pistola a Petilia Policastro, in Calabria) la donna decide di parlare con gli inquirenti e racconta ai giudici della distrettuale antimafia milanese che a premere il grilletto era stato il fratello del suo compagno. Dopo le dichiarazioni la donna entra a fare parte del programma di protezione per i collaboratori di giustizia nel 2002 ma ne viene poi espulsa 4 anni più tardi: le sue dichiarazioni non hanno trovato sufficienti riscontri investigativi. Dopo una battaglia legale la Garofalo riesce a rientrare nel programma nel 2007 ma ne riesce, stavolta per decisione personale, nel 2009, pochi mesi prima di finire tra le grinfie dell’uomo con il quale aveva avuto anche una figlia e con cui aveva riallacciato i rapporti. Ma Carlo Cosco ha paura del coraggio di Lea Garofalo: ha paura per quello che già ha raccontato agli inquirenti e soprattutto teme che la donna possa nuovamente decidere di parlare raccontando quanto conosce delle dinamiche di mafia in Calabria e, soprattutto, a Milano, dove gli uomini del clan si sono trasferiti inserendosi nel giro dello spaccio che conta. Lea però non sospetta nulla e quando Cosco la chiama accetta di incontrarlo. Sarà il suo ultimo viaggio. La morte di Lea Garofalo è stata infatti già decisa: a rapire la donna a via Montello furono Venturino e Sabatino che la portarono in un capannone della periferia milanese dove Cosco, dopo averla torturata per ore, la srtangolò.
Confermati gli ergastoli per gli assassini di Lea Garofalo
Vincenzo Imperitura Ci sono voluti cinque anni e diversi processi ma da ieri, finalmente, le condanne per l’assassinio di Lea Garofalo sono diventate definitive. La prima sezione penale della...
