Il fuciliere di marina Massimiliano Latorre non potrà curarsi circondato dall’affetto dei suoi cari e Salvatore Girone non scarterà i regali sotto l’albero in casa sua, con i suoi figli. E questo solo per aver fatto il loro dovere di soldati e di italiani. La Corte Suprema indiana ieri mattina si è rifiutata di esaminare le richieste avanzate dai due marò. Il massimo ente giudiziario indiano, in mano al quale i due marinai italiani sono finiti dopo un caotico iter giudiziario, ha deciso di non valutare la richiesta di Massimiliano Latorre di prolungare di altri 4 mesi la convalescenza in Italia dopo l’ictus di cui ha sofferto a settembre. Permesso che scadrebbe il 13 gennaio. I giudici hanno anche respinto la richiesta di Salvatore Girone di poter tornare a casa per Natale e, più in generale, di un allentamento delle condizioni imposte per la loro liberta vigilata. I giudici indiani hanno comunicato le loro decisioni usando termini duri, apparendo esecutori di una giustizia inflessibile. Giustizia che, in realtà, è incerta, visto che mancano ancora i capi di imputazione. La Corte Suprema, ha chiarito di non poter accogliere le richieste di Latorre e Girone, perché il processo deve ancora iniziare. I magistrati hanno chiesto ai due fucilieri di rispettare il sistema legale indiano e di affrontare il processo. L’unica «concessione», che però suona più come una beffa, fatta dalla Corte, è stata di dare tre giorni in più a Girone per rientrare in India. Invece del 13 Latorre dovrà presentarsi a New Delhi il 16 gennaio. La Corte Suprema ha dichiarato in modo perentorio che si deve ora procedere con il processo e che le richieste avanzate dai militari italiani non verrebbero contemplate in nessuna parte del mondo. Il percorso giudiziario dei due marinai è tutt’altro che chiaro. Il processo non è mai iniziato perché non può sussistere un capo di imputazione e le autorità indiane non hanno titolo per procedere. Il tribunale locale del Kerala si è visto sottrarre Latorre e Girone dalle autorità centrali perché non esistono appigli giuridici per contestare qualcosa a due militari in missione internazionale che hanno agito fuori dal territorio indiano. La decisione di ieri della Corte Suprema indiana è infatti solo l’ultimo atto di una vicenda che si trascina da quasi tre anni. Latorre chiedeva di potersi curare, Girone di poter essere accanto ai figli che vivono questa separazione in maniera drammatica. Tutto certificato da medici, ma queste legittime e circostanziate richieste hanno cozzato contro l’inestricabile nodo burocratico-amministrativo dal quale le autorità indiane sembrano non riuscire più ad uscire. Era il 19 febbraio 2012: i fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vennero prelevati dalla giustizia indiana con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani su un’imbarcazione, scambiati per due pirati al largo della costa del Kerala, Mare Arabico, acque internazionali. I fatti sono ancora tutti da accertare. I due marò erano in missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie, in acque da sempre infestate da pirati. Dopo qualche giorno il tribunale di Kollam dispone il trasferimento dei fucilieri nel carcere ordinario di Trivandrum. Ne escono solo il 30 maggio quando, l’Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri la libertà su cauzione di dieci milioni di rupie (143.000 euro) stabilendo l’obbligo di firma quotidiano che gli impedisce di allontanarsi dalla zona di competenza del commissariato locale. Ai due fucilieri viene, ovviamente, ritirato il passaporto. Solo a dicembre, qualche giorno prima di Natale, il governo italiano riesce a ottenere dall’Alta Corte del Kerala un permesso di due settimane per i due militari italiani che consente loro di trascorrere le festività in Italia con l’obbligo di tornare in India alla scadenza del permesso. Tornano quindi a casa il 22 dicembre e vengono interrogati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Il 3 gennaio 2013, alla scadenza del permesso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano in India, per poi rientrare ancora in Italia alla fine di febbraio, quando ai due fucilieri viene dato un permesso di 4 settimane per le elezioni politiche. In India si dibatte su chi, come e per cosa debbano essere giudicati. La posizione del governo italiano è, inizialmente, quella di non rimandare i due fucilieri in India. Ad annunciarlo è il ministro degli Esteri, Giulio Terzi. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, però, fa dietrofront e dichiara che i fucilieri torneranno. Terzi, annuncia in Parlamento le sue dimissioni. I fucilieri arrivano in India accompagnati dal sottosegretario Staffan de Mistura. Vengono spostati a New Delhi, viene loro concesso di risiedere presso l’ambasciata italiana e di potersi muovere liberamente in essa. L’obbligo di firma, inoltre, da giornaliero diventa settimanale. Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid assicura che non sarà applicata la pena di morte. Nel corso della vicenda si sono susseguiti tre governi e diversi ministri degli Esteri e della Difesa. L’attuale ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha più volte ripetuto che i militari non possono essere giudicati in India, perchè questo metterebbe a repentaglio tutto lo status dei militari italiani che partecipano a missioni. Forse agli indiani converrebbe la soluzione suggerita, provocatoriamente, dalla Lega: «È arrivata l’ora - ha detto Marco Marcolin - di tenere a casa Massimiliano Latorre e di inviare le nostre forze speciali a riprendere con un blitz Salvatore Girone. Dal momento che non siamo secondi a nessuno, tantomeno all’India, è ora di finirla con questo tira e molla che in questi anni non ha portato a nessun risultato concreto».
Gli indiani si tengono i marò. E basta
No al rientro di Girone a Natale. Per Latorre (ictus) solo 3 giorni di proroga. Corte Suprema sprezzante: richieste inaccettabili in tutto il mondo
