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Pure i calabresi non rispondono al giudice

Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, i due calabresi di Gioia Tauro arrestati la settimana scorsa nell’ambito dell’indagine su «Mafia Capitale», si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti...

Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, i due calabresi di Gioia Tauro arrestati la settimana scorsa nell’ambito dell’indagine su «Mafia Capitale», si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip Flavia Costantini. Accusati di associazione di stampo mafioso perché ritenuti il collegamento tra il clan dei Mancuso, attraverso l’imprenditore incensurato Giovanni Campennì, e alcune cooperative gestite da Salvatore Buzzi, uomo legato all’ex estremista nero Massimo Carminati, i due, detenuti a Regina Coeli e comparsi per l’interrogatorio di garanzia, hanno preferito adottare la linea del silenzio. «In quella rete là comandano loro (’ndranghetà ndr), poi in questa rete qua comandiamo noi!! (Mafia capitale ndr)». A dirlo è Salvatore Ruggiero in un’intercettazione con Salvatore Buzzi, contenuta nell’ordinanza del gip. Una frase che «dimostra plasticamente - aveva scritto il gip - il rapporto paritario tra le due organizzazioni criminali». In ballo ci sono le critiche di Salvatore Buzzi a Giovanni Campennì, l’imprenditore indicato dal clan calabrese Mancuso per gestire l’appalto sulla pulizia del mercato Esquilino, tramite la creazione di una cooperativa ad hoc: la Santo Stefano onlus. Non va giù al capo della «29 giugno» l’atteggiamento di Campennì. «Non è che qui c’è il padrone, è una cooperativa per il benessere di tutti.. tu non puoi venì qui e pensi di appozzà la cosa.. perché qui non appozzi».

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