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L’Olimpiade fa volare l’economia

Ospitare la competizione porta a una crescita di 17,7 miliardi, l’1,4% del Pil. In media dodicimila nuovi occupati l’anno. A Roma più quaranta impianti. Italia ’90 e i mondiali degli sprechi

Le olimpiadi non fanno correre solo gli atleti, ma anche l’economia del Paese. E se l’edizione del 2024 dovesse arrivare a Roma, potrebbe portare ad una crescita di circa 17,7 miliardi del Pil (+1,4%). È questo il possibile «effetto Olimpiadi» sull’economia italiana, così come aveva stimato il Campidoglio all’epoca della candidatura - poi bloccata in extremis dall’ex premier Mario Monti - della Capitale ai giochi del 2020. La commissione di compatibilità economica guidata da Marco Fortis aveva sottolineato il possibile grande ritorno di investimento, dovuto all’eccezionale appeal mondiale dell’evento: per il 2020 il Comune prevedeva 4,3 miliardi di telespettatori, 7 milioni di biglietti venduti e 1,5 milioni di turisti in più. Le Olimpiadi a Roma avrebbero determinato una crescita cumulata del Pil nazionale pari a 17,7 miliardi di euro nell’arco 2012-2025. La media annua di nuovi occupati sarebbe stata di 12mila unità, con un picco di 29 mila nel 2020, per un totale di 170mila unità nel decennio a cavallo della manifestazione. Ma anche le spese per organizzare un evento del genere sono molto elevate. Sempre per Roma 2020, era stata prevista una spesa complessiva di 9,7 miliardi, di cui 8,1 a carico dello Stato. Erano necessari 2,5 miliardi da destinare ai costi per l’organizzazione, mentre altri 2,8 erano per infrastrutture urbane e mobilità. Il dossier parlava di 42 impianti, di cui nove da costruire, e la sistemazione di tre aree: il parco Olimpico (Foro Italico, Tor di Quinto, stadio Olimpico, Flaminio e Saxa Rubra), la Fiera di Roma e Tor Vergata. Tra le spese infrastrutturali, oltre 850 milioni avrebbero dovuto essere investiti per completare l’anello ferroviario a nord di Roma. Altri 400 milioni, invece, servivano al potenziamento della ferrovia tra l’aeroporto di Fiumicino e la città di Roma, mentre 380 milioni per il prolungamento della metro A fino a Tor Vergata. Ai 2,8 miliardi preventivati per infrastrutture e mobilità erano da sommare, poi, le somme necessarie per i lavori di adeguamento dell’aeroporto di Fiumicino (1,6 miliardi) che sarebbe stato a carico di privati. Tra biglietti e sponsor, lo Stato avrebbe incassato 3,5 miliardi, mentre i restanti 4,7 sarebbero stati compensati da dal maggiore gettito erariale (4,6 miliardi), derivante dal Pil aggiuntivo. Insomma, per le casse dello Stato, sarebbe, alla fine, un evento dal costo finale contenuto, nell’ordine dei 100 milioni di euro.

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