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«Imitazione quasi perfetta. Usata una lega magnetica»

Monete uguali anche al tatto, alcune differenze minime si rivelano osservando l’immagine impressa dell’Europa

«Hanno reso magnetico il metallo centrale delle monete. Potevano ingannare chiunque. Erano valori che funzionavano anche se inseriti in un distributore automatico di bevande». Ma i carabinieri sono stati più bravi dei falsari cinesi. Il gran capo di questa squadra di segugi super specializzati è il colonnello Francesco Ferace. Nell’ottobre 2010 era comandante provinciale a Cosenza, in Calabria, a caccia di boss e latitanti. Ora insegue i criminali del falso. Prima dei fabbricanti cinesi di monete fasulle, qualche settimana fa aveva scoperto la stamperia italiana della banconote da 300 euro: un’invenzione da genio del male. Comandante, ma in questa storia chi ha avuto l’idea di fabbricare le monete false: italiani o cinesi? «I pezzi venivano fabbricati in Cina, su questo non c’è dubbio. Bisogna capire quale sia stato il giusto iter dei rapporti tra malavitosi cinesi e italiani. Di certo, chi ha pensato di dedicarsi a questo traffico non può farlo senza l’appoggio della mafia». I livello della contraffazione? «Ottimo. Ci troviamo di fronte a una nuova classe di contraffazione». Si erano mai visti falsi del genere? «No, è la prima volta». Era il primo carico o roba del genere è già in circolazione? «Si tratta di euro falsi. Quindi per il mercato europeo. Stavolta è stato scoperto il traffico dalla Cina all’Italia, facendo tappa nei porti di Genova e Napoli. Ma l’indagine non deve far pensare che abbiamo stroncato il fenomeno. Siamo a rischio». Come accogersi del trucco? «Difficile, bisogna essere esperti del settore». Le monete non sono strane neppure al tatto? «No, non ci sono differenze. Alcune minime si rivelano osservando l’immagine impressa dell’Europa». Colonnello, ci dia una speranza? «Cooperazione con Olaf ed Europol e neutralizzazione delle zecche clandestine».

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