Attualità

Il giallo sul furto del «notebook»

Far sparire nuove e più allarmanti prove nell’inchiesta su Mafia Capitale. Un’ipotesi investigativa che col passare delle ore rende più cupo il furto di un notebook di proprietà di C.Z., dipendente...

Far sparire nuove e più allarmanti prove nell’inchiesta su Mafia Capitale. Un’ipotesi investigativa che col passare delle ore rende più cupo il furto di un notebook di proprietà di C.Z., dipendente della Protezione civile del Comune di Roma, nell’ufficio Servizio giardini del X Dipartimento. Il capitolo d’indagine è esplosivo. Perché riguarda il ruolo di Claudio Turella, funzionario dall’Unità organizzativa verde pubblico e decoro urbano (Servizio Giardini), che si sarebbe intascato tangenti per 572mila euro. Troppo denaro. È possibile, infatti, che una parte di esso possa essere stata destinata ad altri pubblici ufficiali o politici dell’amministrazione comunale. D’altronde, le perquisizioni domiciliari hanno consentito di trovare «due buste» con stampata la dicitura «segreteria generale direzione dei servizi elettorali piazza Guglielmo Marconi 26/C», con all’interno 100mila euro. E non solo, perché è stata trovata anche un’altra fascetta per banconote con la dicitura «Banca d’Italia». Il denaro, dunque, potrebbe essere connesso col furto del «notebook». Gli stessi investigatori scrivono in un’informativa agli atti del procedimento curato dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dai sostituti Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli, che «il 5 dicembre» scorso, «ignoti si sono introdotti a scopo di furto proprio negli uffici comunali del X Dipartimento». In particolare, «all’interno del complesso che ospita il Servizio Giardini, dove è inquadrato lo stesso Turella (…) si evince che i malfattori, dopo essersi introdotti abusivamente nella predetta struttura e aver rovistato tra i cassetti di parte della mobilia presente nei locali, si erano impossessati del notebook di proprietà di C.Z., dipendente della Protezione civile. Dalle dichiarazioni rese dal personale dipendente dell’ufficio comunale, non risulta essere stato sottratto altro materiale di valore o documentazione d’interesse». Gli accertamenti degli investigatori del Ros, dunque, puntano a verificare il nesso che possa avere il furto del computer con le tangenti. Stando alle prime ipotesi sarebbe la fascetta di denaro che fa riferimento all’ufficio «servizi elettorali» ad aver attirato l’attenzione, al punto che si ipotizza un ulteriore passaggio di denaro illecito anche ad altri pubblici ufficiali o politici. Turella, dunque, potrebbe essere l’anello di un ingranaggio ben più ampio, anche se le risultanze investigative finora compiute lo inquadrano come unico soggetto che avrebbe piegato la sua funzione pubblica al business del clan di Massimo Carminati.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.