Attualità

La pulizia dei giardini in mano alle ’ndrine

All’Esquilino l’appalto vinto a luglio scorso

La ‘ndrangheta entra nel business degli appalti pubblici di Roma. E lo fa a luglio scorso, segnando un «potere di penetrazione criminale» anche durante il mandato di Ignazio Marino. Anche il Comune di Roma, come l’Ama, rischia di essere travolto dall’inchiesta della Procura: l’appalto per la pulizia del mercato Esquilino è il terreno sul quale il clan calabrese Mancuso gioca la sue mosse finanziarie, incassando milioni di euro dei cittadini romani. Questo c’è nella vasta inchiesta che sta svelando l’esistenza di una fitta rete di rapporti di matrice mafiosa ben radicati nella Capitale. Per questo ieri il procuratore capo Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Michele Prestipino e i sostituti Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli hanno ottenuto l’arresto di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, entrambi originari di Gioia Tauro, accusati di associazione mafiosa. Con loro risulta indagato Giovanni Campennì, imprenditore calabrese con vincoli di parentela con l’organizzazione criminale Piromalli. «Noi siamo bersagliati dai giudici», dice nelle intercettazioni Salvatore Buzzi, raccontando a Ruggiero e Rotolo gli esiti dell’incontro con Rocco Piromalli, «però chiamiamo un ragazzo…che è pulito nella legge»: Campennì. ESQUILINO ALLA COOPSANTO STEFANO L’appalto è milionario: la pulizia del mercato Esquilino di Roma Capitale. Una commessa che a giugno scorso viene «volturata» in sub-appalto dalla «29giugno coop» di Mafia Capitale alla «Santo Stefano», cooperativa di ‘ndranghetisti. Un passaggio di consegne che avviene su espressa autorizzazione di Carminati, «il quale - è annotato negli atti - ha dato il definitivo via libera alla costituzione» della coop Santo Stefano. E non è un caso che «er cecato» dia il proprio benestare. Perché «negli anni 2008-2009» la sua 29 giugno coop lavora indisturbatamente in Calabria. «Aveva gestito il Cara istituito dal ministero dell’Interno, ubicato nel villaggio turistico Alemia di Cropani Marina (CZ) nato per sopperire al sovraffollamento di immigrati presso il Cpt di Crotone. L’appalto veniva aggiudicato nel periodo compreso tra il 20 ottobre 2008 e il 31 marzo 2009 prevedendo uno stanziamento complessivo di circa 1 milione 300mila euro per l’accoglienza di circa 240 immigrati per i quali venivano corrisposti dal ministero dell’Interno circa 35 euro l’uno al giorno». Un lavoro ottenuto grazie «al favore» dei Mancuso, i quali precisavano attraverso Ruggiero, che «t’ha toccato qualcuno là sotto?...no, e allora…». «MA CON LOROCHI COMANDA?» Inizialmente la coop Santo Stefano, costituita ad hoc per fare entrare negli affari di mafia capitale gli “amici” del clan Mancuso che avevamo garantito protezione a Buzzi nella sua avventura calabrese, doveva avere come presidente Guido Colantuono. Un’ipotesi messa in campo direttamente da Buzzi che trova però diverse resistenze da parte di Colantuono stesso. Colantuono infatti sa benissimo che Giovanni Campennì è diretta espressione della ’ndrangheta, così come sa benissimo che anche Rotolo e Ruggiero vantano amicizie pesanti. «Ho qualche problema… come amministratore unico della Santo Stefano ho qualche problema…. sarebbe meglio Salvatò, nun ma sento co’ loro, perché già ho visto alcune cose» risponde Colantuono quando Buzzi lo avvisa che sarà il presidente «della nuova cooperativa degli ’dranghetisti». Le paure di Colantuono non riguardano poi solo il pericolo di entrare in affari direttamente con un clan di prima grandezza del crimine organizzato come quello dei Mancuso: l’uomo infatti è preoccupato anche dal ruolo effettivo che avrà nella cooperativa. «E poi io non gliela faccio a gestì loro capito? Un conto c’ho operai, so io che comando, ma con loro chi comanda?». Ieri, comunque, Carminati ha seguito l’udienza del Riesame, prestando particolare «attenzione» agli interventi della procura. Carminati non si è neppure risparmiato alcune battute ad alta voce: quando, ad esempio, i pm lo hanno accusato di cambiare scheda telefonica ogni quindici giorni e di fare un uso eccessivo delle cabine per evitare di essere intercettato, l’ex estremista dei Nar ha ribattuto con ironia: «...visto il numero delle intercettazioni molto mi è servito». Il Riesame si è poi riservato di decidere sul ricorso presentato dall’avvocato Giosuè Bruno Naso per il quale «l’aggravante mafiosa deve essere dichiarata insussistente. Questa è una storia che ha tutto un altro sapore. Quello che verrà sarà un processo lungo».

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