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Gilberta uccisa a calci e poi stuprata

L'insegnante scomparsa ammazzata da un manovale che ha il suo stesso cognome. Antonio Palleschi, 43 anni, un vicino di casa e un molestatore seriale: aveva già due condanne

Massacrata a calci e pugni e poi stuprata. Da morta. Un delitto atroce quello di Gilberta Palleschi. Il suo aguzzino, Antonio Palleschi, un manovale di 43 anni (omonimo di un cugino della vittima ma non legati da alcuna parentela), ha confessato quando oramai si è reso conto di essere stato braccato. Quando stava per scappare. Un racconto scioccante quello che l'uomo ha fornito, senza risparmiare dettagli raccapriccianti, al magistrato Maria Beatrice Siravo. Il cerchio investigativo si è chiuso ieri mattina quando, dopo tre ore di confronto con i carabinieri del Reparto Operativo Provinciale, il muratore di Sora che vive poco lontano dalla palazzina dove viveva Gilberta, è crollato. «L'ho vista mentre passeggiava e non ci ho capito più niente. L'ho avvicinata, mi ha scacciato e ho perso la ragione». Un molestatore seriale, uno stupratore Antonio Palleschi con due condanne per violenza carnale. Nel 1999 e nel 2009 ha tentato di abusare di altre due donne che, solo per caso, sono scampate ad una fine orribile. Arrestato è stato condannato ed ha scontato la pena. Era tornato in libertà da due anni. «Le ho dato un pugno e lei è svenuta. L'ho caricata nel portabagagli e sono andato via». Con la sua Nissan Micra è arrivato nella parte più isolata di una cava dismessa e qui ha proseguito nello scempio: ancora calci, pugni, forse bastonate e poi, nonostante Gilberta fosse oramai senza più vita, nella violenza sessuale. «Vilipendio di cadavere» ha più volte ripetuto il procuratore capo Mario Mercone. «Gilberta ha lottato, ha gridato, ha chiesto aiuto prima di cadere a terra stordita, senza possibilità di scampo» ha spiegato il magistrato-donna che ha seguito la pista del mostro. Perché Antonio Palleschi, il mostro di San Martino, non solo ha massacrato la povera insegnante di inglese, ha oltraggiato quel corpo martoriato ma anche conservato gli indumenti intimi della 57enne segretaria regionale dell'Unicef. Una sorta di macabro trofeo che i Carabinieri del colonnello Giuseppe Tuccio, comandante provinciale, hanno trovato in casa. Un tre diversi luoghi impervi ha invece nascosto la tuta e le scarpe da ginnastica, e parte della carrozzeria dell’auto. Pensava di non essere scoperto l'aguzzino dagli occhi di ghiaccio. Anche se in quella strada sterrata di Broccostella, non era più tornato se non qualche ora dopo l'omicidio per recuperare alcuni oggetti e disseminare il percorso di altri. Una mente malata e diabolica che è stata tradita da un'altra donna. Una signora che vive in zona e che ha visto Antonio Palleschi mentre caricava il corpo di Gilberta nel portabagagli della sua auto. Una testimonianza importante, mai resa nota, neanche alla famiglia. Un silenzio d'oro che ha portato l'assassino a trovare una sorta di equilibrio. Ha proseguito nella sua vita senza sapere di essere pedinato da settimane. È crollato solo quando i carabinieri hanno mostrato le immagini della sua macchina, immortalata da una telecamera di videosorveglianza di una casa. La stessa che riprende l'ultima passeggiata di Gilberta. Prima di essere aggredita e poi lanciata in un burrone. «Se l'assassino non ci avesse condotto sul posto e indicato il punto esatto, sarebbe stato impossibile ritrovare il corpo - ha concluso il magistrato -. Un inaspettato gesto di pietà». Eppure Antonio Palleschi la pietà non l’ha avuta neanche per un solo istante. Mentre uccideva Gilberta e mentre abusava del suo cadavere, ritrovato nudo devastato dalle ecchimosi. Quaranta giorni di verifiche, intercettazioni e celle telefoniche che hanno confermato la presenza di Antonio Palleschi la mattina dal primo novembre in località San Martino a Broccostella. L'insegnante di inglese è stata aggredita poco dopo le 11 della mattina. E da quel momento è iniziato un buco nero. «Grazie alla collaborazione dei cittadini i carabinieri, ai quali va il mio plauso, sono riusciti a risalire all'indagato e questo sta a significare - ha precisato il magistrato Siravo - che è stata tanta la voglia di ritrovare la signora Gilberta». Per poter recuperare i resti della docente di lingue anche una squadra di speologi dei Vigili del Fuoco che hanno dovuto calarsi, attaccati ad un verricello legato ad un elicottero, in un dirupo di 200 metri. La salma di Gilberta è all'obitorio dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino, oggi pomeriggio l'autopsia. L'assassino reo-confesso ha trascorso la sua prima notte in cella nel reparto riservato ai "Sex offender". La sua stanza adiacente a quella in cui dorme Tonino Cianfarani, il manovale di Fontechiari che ha ucciso di botte un'altra donna di Sora, Samanta Fava ritrovata in un caminetto in cantina.

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