WASHINGTON Altro che leggenda nera della Santa Inquisizione. La tortura, ben lungi dall’essere debellata, è stata ampiamente utilizzata anche dai «poliziotti del mondo», dai democraticissimi Stati Uniti. È quanto emerge, nero su bianco, dal rapporto sui metodi utilizzati dalla Cia che, secondo Dianne Feinstein, a capo della commissione del Senato che ha redatto il documento sui metodi di interrogatorio dell'Agency, è la preoccupante testimonianza di un macchia sulla storia dell'America. Stando al rapporto, gli interrogatori illegali sono stati usati nei confronti di almeno 119 persone. Tra gli episodi citati quello di Khalid Sheikh Mohammed, una delle menti dell'11 settembre, sottoposto al waterboarding 183 volte. E ancora: nel settembre 2002 nella struttura Cobalt, nota come «Salt Pit», in Afghanistan, i prigionieri erano detenuti in isolamento e al buio. Le loro celle avevano solo un secchio per i bisogni. Il primo detenuto in quella prigione fu Redha al-Najar, guardia del corpo di Bin Laden. Dopo mesi di privazione del sonno era un «uomo distrutto», come emerge dalle registrazioni della Cia, ma la sua situazione peggiorò ancora. I funzionari iniziarono a tagliare le sue razioni di cibo, lo incatenarono al freddo mettendogli un pannolone invece che concedergli l'uso del bagno. Venne quindi interrogato alla fine del 2002, incatenato a un muro della cella e costretto a stare sul pavimento di cemento nudo, con solo una felpa. Morì e l'autopsia evidenziò che la causa fu ipotermia. Feinstein ha aggiunto che la diffusione è un importante passo verso il ripristino dei valori americani: malgrado le preoccupazioni per il fatto che la pubblicazione del documento possa scatenare reazioni negative nel mondo (in realtà sono state rese note 528 pagine su 6.700), ha sottolineato che il rapporto era troppo importante per essere lasciato su uno scaffale. La conclusione della commissione è che la Cia ha torturato i prigionieri di al Qaeda con metodi che sono andati ben oltre i limiti nelle strutture segrete all'estero, dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre. Le tecniche utilizzate dall'intelligence, sottolinea il documento, hanno inflitto dolore e sofferenze ai prigionieri. Dal rapporto emerge anche che la Cia ha ingannato gli Stati Uniti sostenendo che le tecniche di tortura utilizzate abbiano salvato delle vite, affermazioni che non trovano fondamento nemmeno nei registri dell'agenzia. La tortura va «contro i valori» degli Stati Uniti ha commentato il presidente Barack Obama. «È per questa ragione che ho inequivocabilmente messo al bando la tortura quando ho assunto l'incarico - ha aggiunto - perché uno degli strumenti più efficaci per combattere il terrorismo e tenere gli americani al sicuro è rimanere fedeli ai propri ideali». Obama ha affermato che il rapporto del Senato ha rafforzato la sua convinzione che brutali metodi di interrogatori non sono serviti agli sforzi dell'antiterrorismo, ma anzi hanno arrecato danno all'immagine degli Usa nel mondo. Ed è per questo che «non torneremo mai ai quei metodi». L’inchiesta è durata sei anni ed è costata 50 milioni di dollari. Dal rapporto, che per la prima volta fornisce anche i nomi dei detenuti torturati, tra cui 20 finora mai pubblicati (e addirittura tra loro ci sono due informatori della stessa Cia...) emerge che al presidente Bush non fu detto esattamente quello che stava succedendo: solo nell'aprile del 2006 il direttore dell'agenzia illustrò al presidente le tecniche di interrogatorio che erano in uso già dal 2002. Dal rapporto la Cia esce a pezzi. Il New York Times scrive che fin dal 2003 all’interno dell’Agenzia si erano formate due fazioni, una che dubitava dei metodi adottati e l’altra, guidata da James Mitchell e Bruce Jessen, due ex psicologi militari, che puntava sull’uso per gli interrogatori di waterboarding e altre pratiche coercitive. Secondo l’Agency, però, il rapporto della commissione intelligence del Senato «racconta parte della storia» e ha «troppi difetti» per essere assunto a «testimonianza ufficiale del programma».
Prigionieri torturati, America sotto choc
Dati agghiaccianti nel rapporto del Senato sugli interrogatori della Cia Obama: «Danneggiata l’immagine degli Stati Uniti, mai più quei metodi»
