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Dubbi e contraddizioni nel racconto di Veronica

Ha detto di aver portato il figlio a scuola Un «buco» di sei minuti nel suo tragitto in auto

Dubbi, incongruenze, contraddizioni. La ricostruzione di quel maledetto sabato mattina fatta da Veronica Panarello, la madre di Loris Andrea Stival, è piena di buchi che hanno sollevato molte perplessità fin dall’inizio di questa triste vicenda. Proviamo a ripercorrerla.     LE TELECAMERE Tutto comincia alle 8.32 del 29 novembre, quando la donna esce di casa per salire sulla sua Polo nera e portare il figlio più piccolo, Diego, 4 anni, alla ludoteca e Loris alla scuola «Falcone e Borsellino» dove frequenta la terza elementare. In realtà il bambino non sale in macchina, torna a casa, come dimostrano le riprese di una delle circa 40 telecamere sparse a Santa Croce Camerina che gli investigatori hanno visionato. Qui la prima incongruenza. Veronica Panarello dice di aver portato Loris a scuola. In una prima versione afferma di averlo lasciato a 500 metri, poi a 50. Nessuna telecamera la riprende: la donna sostiene di aver lasciato il bambino in una traversa laterale ma di fatto Loris a scuola non arriva mai.     IL RITORNO A CASA Veronica porta Diego alla ludoteca e alle 8.49 torna a casa, ripresa dalla telecamera di un emporio che si trova proprio di fronte all’abitazione degli Stival in via Garibaldi, e parcheggia, fatto insolito, in garage. Il padre, Davide, autotrasportatore, si trova in Veneto per lavoro. Alle 9.23 telefona alla moglie e si sente dire che va tutto bene, i bambini sono a scuola. Alle 9.25 Veronica riesce di casa. La telecamera del negozio non inquadra mai Loris né altri. E c’è solo un altro passaggio possibile: la scala interna che conduce al garage.     IL BUCO DI SEI MINUTI Veronica si dirige verso la zona del Vecchio Mulino. Sostiene di dover gettare la spazzatura e che i cassonetti si trovano solo in quella zona. Ma c’è un altro «buco» nella sua ricostruzione. Due telecamere riprendono la sua auto a circa 50 metri dal bivio per il Vecchio Mulino. La prima è quella di un distributore di benzina, sulla provinciale 35, alle 9.27. La seconda è quella di una ditta privata, che inquadra l’auto alle 9.36. Per percorrere quel tratto bastano tre minuti, la Polo ne impiega nove. Cosa è successo in quei sei minuti? Alle 9.40 Veronica è di nuovo a casa, dove resta per tre o quattro minuti prima di dirigersi al castello di Donnafugata dove arriva alle 9.55 per partecipare a un corso di cucina. Con gli organizzatori si scusa per il ritardo divendo di aver avuto un problema. Veronica quella mattina fa o riceve una decina di telefonate, tutte da membri della famiglia, oltre a una mezza dozzina di sms, alcuni dei quali ricevuti dal gestore, a dimostrazione che il cellulare non era raggiungibile. Prima delle 13 torna a scuola per riprendere Loris e scatta l’allarme. Il corpo viene ritrovato intorno alle 17 nel canalone nei pressi del Vecchio Mulino da Orazio Fidone, 65 anni, ex impiegato dell’Enel e appassionato di caccia, poi indagato come atto dovuto.     LE FASCETTE Nel racconto di Veronica Panarello c’è un altro punto oscuro. Quando lunedì le maestre si recano a casa Stival per farle le condoglianze, consegna loro un pacchetto aperto di fascette da elettricista dicendo che sarebbero servite a un lavoro in classe. In realtà simili fascette non erano mai state richieste perché pericolose, come hanno confermato sia l’insegnante Teresa Iacona che la dirigente dell’istituto Giovanna Campo. Si scopre poi che Loris è stato legato ai polsi e quindi strangolato proprio con fascette simili, compatibili con quelle consegnate dalla madre alle maestre.     LO ZAINETTO E GLI SLIP Nell’indagine ci sono altri due elementi senza spiegazioni. Il primo è lo zainetto di Loris. Uno zainetto blu con le spalle gialle e la scritta Toy Story. Non è stato mai ritrovato, nonostante negli ultimi due giorni siano stati impiegati anche gli elicotteri per cercarlo. E non era a casa, dove gli investigatori hanno invece sequestrato altro materiale, tra cui diari e quaderni del bambino. Il secondo è il vero e proprio giallo degli slip ritrovati martedì 2 dicembre nei pressi della scuola. Quando è stato scoperto il cadavere, Loris aveva ancora il grembiule di scuola ma non le mutandine. Veronica Panarello non riconosce gli slip come appartenenti a suo figlio. Chi le ha lasciate vicino alla «Falcone e Borsellino»? Tra le ipotesi, c’è quella di un tentativo di depistare le indagini.     IL DNA Infine le analisi del Dna. Gli inquirenti hanno due campioni da esaminare che potrebbero chiarire molti misteri. Il primo è quello del materiale biologico ritrovato sotto le unghie di Loris, che prima di soccombere si è evidentemente difeso. Il secondo è quello rilevato, grazie al luminol, su un paio di forbici sequestrate in casa Stival. E per rimuovere le fascette da elettricista, una volta chiuse, bisogna necessariamente tagliarle.

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