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«È vero, io preparavo le buste coi soldi»

La segretaria di Buzzi al gip: sopra mettevo la lettera B per ricordarmi che erano soldi illeciti suoi

Non c’erano solamente 1.200 buste da riempire con gli stipendi dei dipendenti della Cooperativa 29 giugno. Oltre a queste, quelle lecite, c’erano infatti anche altre buste, anzi, «bustarelle». Quelle illecite. Quelle che dovevano finire nelle mani «giuste», quelle in grado di «pigiare» sui tasti che contano per far ottenere alla presunta organizzazione criminale «mafia Capitale» un sì a qualsiasi richiesta illegale. Ma chi riempiva queste buste? Chi le preparava? E da parte di chi? Le risposte le ha date ieri uno degli indagati nella maxi inchiesta romana, Nadia Cerrito, segretaria di Salvatore Buzzi, presidente, appunto, della Cooperativa 29 giugno. «Io preparavo le buste degli stipendi di 1.200 dipendenti della Cooperativa - ha detto l’indagata, difesa dall’avvocato Bruno Andreozzi, davanti al gip durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia - a volte poi mi veniva richiesto di preparare buste a parte, dove dovevo inserire denaro destinato a persone non dipendenti della Cooperativa». Di fronte a questa affermazione, il giudice che ha emesso l’ordinanza di cutodia cautelare, ha chiesto a Cerrito spiegazioni su un «libro nero» che sarebbe stato trovato dagli investigatori nel corso delle indagini. La donna avrebbe riferito che si trattava di un elenco dove venivano annotate le «spese» illecite, ma di non aver mai saputo a chi sarebbero stati consegnati i soldi. «Quando riempivo quelle buste bianche, mettevo sopra la lettera B per ricordarmi che si trattava di buste con il denaro che mi era stato chiesto dal presidente della Cooperativa, da tenere da parte e che, quindi, sarebbero state consegnate a qualcuno che non lavorava per la Cooperativa». Dunque, secondo i magistrati romani, ai politici che sarebbero stati a libro paga dell’organizzazione criminale che avrebbe avuto al vertice Massimo Carminati. Anche se, in base alle intercettazioni tra Ernesto Diotallevi e il figlio Leonardo, a capo della banda, «materialmente», sarebbe stato l’avvocato Giovanni De Carlo. Insomma, l’interrogatorio di Cerrito, corrisponderebbe a prime ammissioni da parte di un presunto componente dell’organizzazione criminale che ha fatto scoppiare un terremoto giudiziario e politico sulla Capitale, dove sono rimasti coinvolti politici di centrodestra e centrosinistra, oltre a imprenditori e funzionari pubblici. Molti dei quali a «libro paga» della banda. «A volte mi veniva chiesto da Buzzi di mettere nelle buste con la B 1.000 euro, un’altra volta 1.500, e altre invece molto di più». Secondo la procura, infatti, all’ex ad di Ama Franco Panzironi, sarebbero stati versati 15.000 euro al mese per i suoi «favori». Cerrito è accusata di associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata. Sempre ieri sono stati interrogati dal gip anche il commercialista Claudio Turella che ha respinto le accuse di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio, mentre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Alessandra Garrone, Emilio Gammuto, Paolo Di Ninno, Giuseppe Mogliani, Emanuela Bugitti e Pierina Chiaravalle, come anche due giorni fa Massimo Carminati. Oggi altra giornata di interrogatori: toccherà a Riccardo Mancini, ex ad di Eur spa, Giovanni Fiscon, Carlo Maria Guarany, Claudio Caldarelli, Sandro Coltellacci, Cristiano Guarnera e Giovanni De Carlo. La prossima settimana, invece, saranno sentiti gli otto indagati finiti agli arresti domiciliari.

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