Attualità

Appalti d’oro con rifiuti, rom e profughi

Il numero uno della Eriches: «La politica è una cosa, gli affari sono affari». La coop rossa legata ai neri ma anche ai partiti, tutti i partiti, da destra a sinistra

Per il procuratore capo Giuseppe Pignatone quella del boss Massino Carminati è «un’organizzazione trasversale» che avrebbe riunito sotto un solo colore, quello dei soldi, personaggi di destra e di sinistra, nuovi e vecchi, estremisti e «istituzionali». Salvatore Buzzi, amministratore del consorzio Eriches 29 - espressione diretta della Cooperativa 29 Giugno - vive da sempre nel mondo delle coop (rosse) e si occupa di far lavorare gli ex detenuti o i reclusi in semilibertà. Carminati è un ex estremista di estrema destra, già vicinoo alla Banda della Magliana. In un passaggio delle intercettazioni, Buzzi, parlando con Carminati, dice: «La politica è una cosa, gli affari sono affari». Una frase che per i pm non ha bisogno di alcun commento. E in questa storia, infatti, i loro affari si sarebbero incrociati fino a diventare un vero e proprio business criminale che avrebbe portato Eriches 29, in una decina di anni, a moltiplicare il proprio fatturato, passato da 800mila euro a più di 15 milioni. Un rapporto così stretto che avrebbe spinto Carminati «addirittura ad attribuire fittiziamente a Eriches - scrive il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere - liquidità finanziaria per circa un milione di euro». Campi nomadi, profughi, verde pubblico, ma il vero affare è la raccolta differenziata, grazie a una serie di appalti ottenuti dall’Ama.   IL BUSINESS DELLA MONNEZZA Un affare possibile solo grazie a personaggi chiave all’interno della municipalizzata capitolina, tra cui l’ex ad Franco Panzironi, l’ex dg Giovanna Anelli e l’attuale direttore generale Giovanni Fiscon, «e altri non ancora identificati, per l’asservimento delle loro qualità funzionali». Secondo gli inquirenti avrebbero «preso accordi con Buzzi circa il contenuto di provvedimenti di assegnazione delle gare prima dell’aggiudicazione». Tra gli appalti assegnati alle coop riferibili a Salvatore Buzzi, uno per la raccolta differenziata aggiudicato il 5 dicembre del 2011. Poi un altro bando per la raccolta di foglie aggiudicato l’11 dello stesso mese, e ancora, lavori non meglio precisati per un valore di 5milioni di euro. Le «collusioni» tra alcuni dirigenti dell’Ama coinvolti nell’inchiesta e Salvatore Buzzi, «si traducevano - è scritto nell’ordinanza - nell’indicazione di correzione dell’offerta presentata» ed «erano intese a spostare il termine ultimo per la presentazione delle offerte», «a concertare la presentazione delle domande» e «a determinare il contenuto delle assegnazioni». Così sarebbe stata turbata la gara d’appalto numero 30 del 2013, indetta per la raccolta differenziata del multimateriale.   LE TANGENTI E LA FONDAZIONE Ma è Franco Panzironi, per gli inquirenti, la figura in grado di agire a favore della Eriches 29 «effettuando interventi sui competenti organi del Comune e di Ama per lo sblocco dei crediti». «Viceversa - si legge nell’ordinanza - riceveva utilità consistenti per sé, e per la fondazione Nuova Italia una costante retribuzione, di ammontare ancora non determinato, dal 2008 al 2013, e a partire da quella data pari a 15mila euro mesili; in una somma pari a 120mila euro, in erogazioni di utilità; in finanziamenti alla Fondazione non inferiori a 40mila euro», di cui Panzironi era socio fondatore, consigliere e segretario generale. Buzzi e il boss Carminati sarebbero stati d’accordo anche sul pagamento delle mazzette agli alti funzionari. Scrive il Gip: «Utilità materialmente erogate da Buzzi che agiva in accordo con Carminati e attraverso l’aiuto materiale, per le operazioni di creazioni delle provviste finanziarie, di Cerrito, segretaria personale di Buzzi, e Caldarelli, che realizzava frodi fiscali necessarie a garantire le adeguate coperture contabili».   CAMPIDOGLIO E PIANO NOMADI Un altro affare da non perdere, per Carminati e Buzzi, era quello dei nomadi. Tanto che gli indagati - insistono gli inquirenti - avrebbero promesso ad Emanuela Salvatori, responsabile per il Campidoglio dell’attuazione del Piano nomadi l’assunzione della figlia in una delle cooperative in cambio di una commessa per alcuni lavori che dovevavo essere fatti all’interno del campo attrezzato di Castel Romano.   L’EUR SPA Passerebbe anche dal quartiere della Finanza romana la rete affaristica del presunto sodalizio criminale tra Carminati, Buzzi e alti dirigenti legati all’Amministrazione capitolina targata Alemanno, negli anni compresi tra il 2008 e il 2013. In particolare dalla società Eur Spa, di cui Riccardo Mancini è stato amministratore fino alla detonazione dell’inchiesta sui «Filobus», che lo ha portato agli arresti con alcuni esponenti di Finmeccanica. Mancini, secondo il Gip è un «pubblico ufficiale a libro paga» del presunto sodalizio criminale, e «partecipa all’associazione fornendo uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici e garante dei rapporti tra Buzzi-Carminati e l’Amministrazione comunale». Stesso discorso per Carlo Pucci, altro uomo di riferimento all’interno di Eur Spa, che secondo gli investigatori avrebbe ricevuto da Buzzi, nel 2013, «la somma di 5mila euro mensili oltre la somma di 15mila euro una tantum», in cambio di appalti dati «a società cooperative riconducibili alla Eriches 29».   IL MALLOPPO DEL VERDE PUBBLICO Roma è la Capitale più verde d’Europa. Ettari ed ettari da gestire. Milioni e milioni di euro da sborsare. L’organizzazione sa che dietro ai parchi c’è una miniera d’oro. Il rapporto tra Buzzi e Claudio Turella, funzionario del Comune (responsabile del servizio programmazione e gestione verde pubblico), e Rossana Calistri (componente di una commissione di aggiudicazione) secondo il Gip si sarebbe concretizzato - a fronte del presunto pagamento di mazzette - nell’assegnazione di appalti tra cui irregolarità in una gara per le ciclabili e in un’altra, nel 2013, sulla gestione del verde nelle ville storiche.   PROFUGHI E POLIZIA PROVINCIALE Questa volta è l’ex direttore della Polizia provinciale, Luca Odevaine, in qualità di appartenente al Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, «ad orientare le scelte della commissione per creare le condizioni per l’assegnazione degli immigrati a strutture gestite da soggetti economici riconducibili a Buzzi». Per questo, scrive ancora il gip, Odevaine «riceveva direttamente e indirettamente 5mila al mese euro per sé e 1500 per Mario Schina, intermediario tra i due»

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