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«Tagli alle pensioni di guerra? Ipotesi assurde»

Francesca Schito ROMA I tagli delle pensioni sono ormai all'ordine del giorno, anche per gli Invalidi di Guerra: ne parliamo con il presidente dell'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra,...

ROMA I tagli delle pensioni sono ormai all'ordine del giorno, anche per gli Invalidi di Guerra: ne parliamo con il presidente dell'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, Giuseppe Castronovo. Quanti sono attualmente i pensionati di guerra? «Stando ai dati ufficiali, si aggirano sui 130.000, tra pensioni di guerra dirette e indirette». Ma sono pensioni così «dorate»? «Penso che le cifre parlino da sole: un invalido di guerra di 1ª categoria (che corrisponde ad un’inabilità totale) percepisce poco più di 800 euro al mese; chi ha perduto un occhio e il coniuge di chi è morto in guerra prende poco più di 300 euro al mese. È assurdo che il Governo abbia recentemente ipotizzato tassazioni o tagli di pensioni così modeste, spesso necessarie per far fronte ai bisogni di persone in età avanzata e in condizioni di salute precarie. Va poi considerato che la spesa complessiva che lo Stato sopporta per queste pensioni – pari a circa 450 milioni di euro – subisce un sensibile decremento ogni anno per ragioni fisiologiche. Anziché cercare mirabolanti guadagni assolutamente privi di fondamento, lo Stato dovrebbe invece intervenire in ben altro modo». A cosa si riferisce? «Le pensioni di guerra hanno un meccanismo di adeguamento automatico che è legato all’aumento degli stipendi e quindi si può ben capire che negli ultimi quindici anni il loro valore reale è andato via via scemando, data la crisi nel mondo del lavoro. È quindi urgente che si intervenga sulle pensioni di guerra per restituire almeno in parte la loro originaria consistenza».

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