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Il medicinale di Pomezia testato con successo

È il vaccino di Pomezia il primo anti-Ebola che potrebbe essere messo in commercio. Il farmaco messo a punto dalla Okairos all’Irbm Science Park in via Pontina, a due passi da Roma, ha superato i...

È il vaccino di Pomezia il primo anti-Ebola che potrebbe essere messo in commercio. Il farmaco messo a punto dalla Okairos all’Irbm Science Park in via Pontina, a due passi da Roma, ha superato i primi test clinici negli Stati Uniti. È stato somministrato a venti uomini e donne tra i 18 e i 50 anni è ha dato ottimi risultati, come testimonia lo studio pubblicato sul «New England Journal of Medicine» che ripercorre, tappa dopo tappa, la sperimentazione. Condotta in collaborazione con gli statunitensi National Institute of Allergy and Infectious Diseases e Vaccine Research Center a Bethesda, in Maryland. Ora però il vaccino ChAd3, sviluppato dal genoma di Ebola e da un virus del raffreddore degli scimpanzé, è di proprietà della britannica GlaxoSmithKline, che lo scorso maggio ha acquistato per 250 milioni di euro Okairos, società ad alta tecnologia specializzata nello sviluppo di nuovi vaccini ad azione profilattica e terapeutica con sede in Svizzera e laboratori a Napoli e Pomezia. Superata la fase uno della sperimentazione, adesso dovrà affrontare le fasi 2 e 3 nel 2015 e, se tutto va bene, a commercializzare il prodotto sarà Gsk. Il vaccino è stato sviluppato sulla base di due ceppi del virus Ebola: Zaire e Sudan, quelli che in Africa hanno causato più vittime dal1976, quando venne scoperto in Congo. Nei pressi del fiume Ebola. Il virus che sta uccidendo in Guinea, Liberia, Sierra Leone e Mali è un «mutante» del ceppo Zaire, rilevato per la prima volta il 6 dicembre scorso a Gueckedou. I volontari sono stati suddivisi in due gruppi. Al primo è stata somministrata una dose relativa bassa di vaccino e all’altra una decisamente più forte. Nel secondo caso gli anticorpi sviluppati nell’uomo hanno permesso di annientare il 95% dei virus. E ora si cerca di calibrare la dose giusta del farmaco che sulle scimme ha dato risultati nel 100% dei casi e una copertura fino a dieci mesi. Soltanto nel gruppo che ha ricevuto la dose più potente due persone hanno sviluppato febbre oltre i 38° dopo 8 ore. È stata abbassata con comuni antipiretici e nessun altro effetto collaterale importante è stato rilevato. Chi ha ricevuto la dose maggiore nella totalità dei casi ha sviluppato anticorpi. I volontari a cui è stata data una quantità «più bassa» hanno prodotto anticorpi nel 90% dei casi. Il vaccino viene somministrato con una sola iniezione. I virologi stanno valutando se effettuarne una seconda, di «richiamo», per avere «una migliore immunogenicità e protezione durevole». La sperimentazione, partita negli Usa, è stata allargata a Svizzera, Gran Bretagna e Mali.

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