Stop ai furti nelle chiese. Sarà l’hi-tech l’asso nella manica: uno speciale software a disposizione delle Diocesi e un sofisticato sistema di allarme che renderà le strutture una sorta di bunker. Tutto invisibile a occhio nudo e prefettamente funzionante nelle segrete stanze degli oltre 65 mila templi cristiani in giro l’Italia. Arma dei carabinieri, Conferenza episcopale italiana e ministero dei Beni culturali sono scesi insieme in campo per fermare l’emorragia di beni sacri: 2.200 razzie tra il 2009 e il 2013, pari al 43% dei dell’attività repressiva della Tutela patrimonio culturale (Tpc). Ieri il piano è stato illustrato nella caratteristica cornice della Biblioteca Angelica, a Roma. Presenti il comandante generale Leonardo Gallitelli, il segretario generale della Cei Nunzio Galantino e il ministro Dario Franceschini. I punti di forza dell’iniziativa sono lo scambio tra la banda dati del Tpc del generale Mariano Mossa, che ha fortemente voluto e sostenuto il piano, l’inventario digitale e aggiornato delle opere d’arte esposte ai fedeli: si parla di 4 milioni di pezzi, un patrimonio sottostimato. E impianti di sicurezza intelligenti. «Il patrimonio che noi osserviamo, di cui beneficiamo quando entriamo in una chiesa - ha detto il comandante Gallitelli - è esposto, quindi è più facile riuscire ad appropriarsene. Il nostro obiettivo è quello di impedire la depredazione». Il ministro ha rafforzato il principio: «I beni culturali di interesse religioso costituiscono una enorme parte del patrimonio artistico del nostro Paese e sono particolarmente esposti perché devono essere fruibili. Salvaguardarli è un dovere e quindi sapere come è meglio comportarsi per tutelarle e proteggerle è fondamentale». A inaugurare il nuovo corso la consegna alla Cei di due dipinti che erano stati trafugati. Il primo, una «Madonna con Bambino e San Giovannino», attribuito ad Agostino Masucci (XVIII sec), rubato il 27 dicembre 1990 all’Arcivescovado di Milano. Il secondo, una «Dormitio Virginis», attribuita ad Andrea di Bartolo (XIV sec), razziata dai nazisti nel luglio 1944 a Signa (FI). Il bene appartiene alla Curia Vescovile di Assisi. A oggi le Diocesi hanno aperto settecento cantieri per la ristrutturazione dei siti. Cinquencento luoghi di culto sono già allarmati. Tutto coi soldi dell’otto per mille, di fondi privati e contributi di enti pubblici. I furti nelle chiese sono sempre stati un tasto dolente: facili e con bottino di buon mercato, a volte dal valore ingente. Il picco si è registrato nel biennio 2010-2012: 509 furti, 2.668 oggetti nel primo anno e 5.511 nell’ultimo. Il numero (318) dei colpi denunciati nel 2013 dà il segno di un cambio di marcia, l’inizio del calo del fenomeno, confermata anche nell’anno in corso. La mappa ha del clamoroso. Non è Roma la mecca dei ladri ma Milano e dintorni. Le chiese prese più di mira sono in Lombardia (309), Campania (230) e il Lazio (218).
Basta furti in chiesa. Arriva l’hi-tech
Protocollo tra Cei, ministero dei Beni culturali e carabinieri del Tpc Contro i ladri i luoghi di culto avranno sistemi di sicurezza intelligenti
