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Al medico con Ebola siero spagnolo

Alessandra Zavattaa.zavatta@iltempo.it Arriva da Madrid il siero che sta aiutando il medico siciliano contagiato a combattere Ebola. Lo ha fornito l’ospedale universitario La Paz e, grazie ad una...

Arriva da Madrid il siero che sta aiutando il medico siciliano contagiato a combattere Ebola. Lo ha fornito l’ospedale universitario La Paz e, grazie ad una catena di solidarietà tra i Ministeri della Salute italiano e spagnolo e l’Agenzia per il farmaco, nella notte è stato consegnato all’istituto per malattie infettive Lazzaro Spallanzani, dove il volontario di Emergency è ricoverato da martedì scorso. È sangue di pazienti guariti dal virus della febbre emorragica e che quindi contiene gli anticorpi necessari a combattere la malattia. Può aiutare il medico infettatosi a sviluppare le difese immunitarie specifiche contro Ebola. E, difatti, le condizioni dell’uomo sono migliorate non appena gli è stato somministrato il siero dopo che la febbre era aumentata e il quadro clinico stava peggiorando. Siero che ora tutti chiamano «il sangue dell’infermiera spagnola». Perché nell’ospedale universitario La Paz lavora Teresa Romero, che si è ammalata dopo aver assistito il missionario Manuel Garcia Viejo, poi deceduto. Lei, dopo venti terribili giorni in isolamento, ce l’ha fatta e, come altri pazienti «miracolati», ha donato sangue nella speranza possa essere utile. I malati trattati con plasma di persone guarite dal virus al momento ne hanno tratto benefici effetti. «Il paziente ha iniziato il trattamento con plasma di convalescente», si limita a dire Giuseppe ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani. «I parametri ematologici non erano più ottimali: globuli bianchi e piastrine si stavano riducendo nella quantità». Il calo sarebbe stato bloccato proprio dal siero. All’alba la febbre si è abbassata e ieri mattina i parametri della funzionalità epatica e renale erano normali. Così come la pressione. «Il paziente è vigile e collaborante, è in grado di deambulare autonomamente nella stanza ed interagisce positivamente con il personale sanitario», sottolinea il team che lo sta curando, 15 medici e 15 infermieri, gli unici che possono entrare nella Zona Rossa dell’ospedale romano dove il primo paziente italiano di Ebola lotta per guarire il più presto possibile. Mentre in Africa la «guerra» al virus si fa più difficile. Sono ormai 5.689 i morti e 15.935 le persone contagiate. La Commissione Europea è a caccia di cinquemila medici da inviare in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Emergency ha lanciato la propria ricerca di personale. Per il nuovo «Ebola Treatment Centre» di Goderich, in Sierra Leone, servono infettivologi, internisti, anestesisti e ben 50 infermieri. Viene richiesta la disponibilità a partire da dicembre. Dovranno restare almeno tre mesi, potranno essere assegnati a una delle unità previste: area critica, trattamento o reparto di convalescenza. Si cerca pure un tecnico biomedicale per la manutenzione delle apparecchiature per le analisi cliniche.

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