Una sentenza storica? Forse. Di certo c'è che oggi dal Lussemburgo non è arrivata una buona notizia per il governo di Mattero Renzi. La Corte di giustizia europea ha infatti condannato il nostro Paese bocciano il sistema delle supplenze utilizzato nella scuola statale. Secondo i giudizi "la normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell'Unione". L'elemento più contestato è il fatto che la legge "non prevede alcuna misura che limiti la durata massima totale dei contratti o il numero dei loro rinnovi e non prevede alcuna misura diretta a prevenire il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato". Tradotto: la scuola italiana si fonda sul principio del precariato a vita. La reazione dei precari. Esulta Marcello Pacifico, presidente Anief (Associazione sindacale professione) e segretario organizzativo di Confedir (Confederazione autonoma dei dirigenti, quadri e direttivi della pubblica amministrazione): "Quella scritta oggi a Lussemburgo è una pagina storica che pone fine alla precarietà nella scuola e in tutto il pubblico impiego: ora è assodato che non esistono ragioni oggettive per discriminare personale docente e Ata assunto a tempo determinato nella scuola italiana dal 1999". Per Pacifico ora 250mila precari della scuola "possono chiedere la stabilizzazione e risarcimenti per due miliardi di euro". Il ricorso. La sentenza della Corte nasce da un ricorso presentato da Raffaella Mascolo e Carla Napolitano e altri colleghi assunti in istituti pubblici come docenti e collaboratori amministrativi in base a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione. Si tratta di casi di supplenti che hanno lavorato per almeno 45 mesi, seppure non necessariamente in modo continuato, per un periodo di 5 anni. I supplenti hanno contestato nelle corti italiane la legalità di tali contratti.
Scuola, la Ue condanna l'Italia: "Assumere i precari"
Per la Corte di Giustizia europea la normativa italiana sui contratti a tempo determinato è contraria al diritto dell'Unione. Ora in 250 mila dovranno essere stabilizzati
