A quattro anni di distanza dalla scomparsa di Yara Gambirasio, il primo con un presunto colpevole, Brembate di Sopra (Bergamo) ricorda la 13enne e la famiglia scegliendo quella discrezione e quel silenzio che da sempre li hanno accompagnati. Il fatto. È il 26 novembre 2010 quando Yara esce dalla palestra e di lei si perdono le tracce. Sono le 18.30 quando lascia il centro sportivo, poi il buio la inghiotte lungo quei 700 metri che la separano da casa. Alle 18.49 il suo cellulare Lg nero - l'ultima cella che aggancia è quella di Mapello - viene spento per sempre. Tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, mamma Maura e papà Fulvio devono smettere di sperare: il corpo della loro bambina viene trovato in un campo abbandonato a Chignolo d'Isola, non lontano da quel cantiere di Mapello dove conduce il fiuto dei cani utilizzati per le ricerche. Le indagini. L'autopsia svela una ferita alla testa, le coltellate alla schiena, al collo e ai polsi. Nessun colpo mortale: era agonizzante, incapace di chiedere aiuto, ma quando chi l'ha colpita le ha voltato le spalle lei era ancora viva. Il decesso è avvenuto quando alle ferite si è aggiunto il freddo. Un delitto che porta all'arresto del muratore Mohamed Fikri, presto rilasciato per una traduzione sbagliata. Ci vorranno oltre tre anni di indagini, migliaia di prelievi di Dna, per arrivare a identificare la traccia biologica sui leggings e sugli slip della vittima: "Ignoto 1", il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, morto nel 1999, è Massimo Giuseppe Bossetti arrestato il 16 giugno scorso con l'accusa di aver ucciso "con crudeltà" Yara. Sarà il ministro dell'Interno Angelino Alfano ad annunciare le manette per il presunto colpevole di un'indagine al contrario: prima la prova regina del Dna (un elemento tutto ancora da accertare per la difesa) e poi l'indagato. Le prove. Contro il 44enne operaio edile, oltre alla traccia biologica, c'è la calce trovata nei polmoni della 13enne compatibile con il lavoro dell'indagato, i tabulati telefoni che collocano nello stesso posto la vittima e il presunto carnefice nel momento del delitto. La condotta di Bossetti, scrive il giudice delle indagini preliminari che conferma il carcere, è "particolarmente riprovevole per la gratuità e superfluità dei patimenti cagionati alla vittima, con un'azione efferata, rivelatrice di un'indole malvagia e priva del più elementare senso di umana pietà". Elementi a cui la difesa di Bossetti si oppone, mentre il 44enne replica ribadendo la propria innocenza: "non posso confessare ciò che non ho fatto", ripete nei diversi interrogatori, prima della recente scelta di non rispondere al pm per evitare eventuali strumentalizzazioni e in attesa delle ultime indagini in dirittura d'arrivo. Mancano le ultime relazioni sui mezzi sequestrati, sui computer e sui cellulari del muratore da cui, secondo indiscrezioni, non sarebbe emerso molto. Dal 28 ottobre scorso Bossetti non è più in regime di isolamento e divide la sua cella nella sezione 'protettì (riservata ai detenuti accusati di particolari reati, ndr) del carcere di Bergamo. Non è stata ancora fissata la data del ricorso in Cassazione avanzato dai legali contro la decisione del Tribunale della libertà di Brescia di negare la scarcerazione. La procura, invece, ha tempo fino al 15 dicembre per poter chiedere il giudizio immediato nei confronti dell'indagato accusato di aver ucciso, con l'aggravante della crudeltà, Yara. Bossetti prega per Yara. Una preghiera per Yara. Non una provocazione per chi si professa credente, non una confessione per chi, da sempre, sostiene di essere innocente. Massimo Giuseppe Bossetti non ha mai smesso di rivolgere, in silenzio, una preghiera per sua presunta vittima. "È la scelta di un uomo credente, è il gesto di un padre di tre figli che, nel rispetto del dolore della famiglia Gambirasio, rivolge un pensiero di umana pietà verso chi non c'è più", racconta all'agenzia stampa Adnkronos chi gli sta accanto. Bossetti legge il Vangelo insieme al cappellano del carcere, don Fausto Resmini, un aiuto per sopportare la detenzione, un supporto per dimenticare quel che racconta la stampa, un conforto per rileggere gli atti in cui la sua condotta è definita "riprovevole per la gratuità e superfluità dei patimenti cagionati alla vittima", per un'azione "efferata, rivelatrice di un'indole malvagia e priva del più elementare senso di umana pietà". Innocente fino a prova contraria, ma per chi viene additato come un mostro le regole degli uomini talvolta non si applicano "e la preghiera, rispettando il dolore della famiglia Gambirasio, resta l'àncora di un credente".
A quattro anni dalla morte Brembate piange la piccola Yara
Massimo Bossetti, presunto colpevole dell'omicidio della 13enne, ha dichiarato: "Prego ogni giorno per lei. Non posso copnfessare ciò che non ho fatto"
