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Cucchi, un flop il programma su Rai 3

«Questioni di famiglia», con Ilaria inviata, delude: appena 2,1 per cento di share Le durissime critiche di Pecora, giornalista e leader di «adesso ammazzateci tutti» LEGGI ANCHE Flop in tv per la Cucchi «inviata»

Gentile direttore, ho letto sul Tempo la notizia del contratto di «inviata» che legherà per i prossimi mesi la signora Ilaria Cucchi alla terza rete della Rai, e vorrei dire alcune cose perché, per quanto ne so, da un anno a questa parte il nostro servizio pubblico non solo non può assumere consulenti che non abbiano all'attivo quella che noi addetti ai lavori chiamiamo una «prima utilizzazione» con l'azienda antecedente al 2013 ma ha proprio ridotto all'osso la nostra categoria. Ho messo piede in Rai per la prima volta più o meno stabilmente alla fine del 2006. Poi, nel 2009 Rai Educational mi offre un primo «contrattino» da consulente web. Ma per iniziare a lavorare avrei dovuto aprire una Partita Iva. Nel corso degli anni sono divenuto collaboratore ai testi, poi autore, inviato (ma mai con contratto giornalistico, nonostante dal 2010 fossi iscritto all'albo dei pubblicisti), fino addirittura a ideare e scrivere nuovi format per Rai Scuola e Rai Storia, in ultimo nel 2012 le «Lezioni di Mafia» che furono di Giovanni Falcone e che affidammo all'allora procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Sulla carta, però, ho continuato sempre ad essere un generico «consulente» che ogni tre, cinque, sette mesi come un vasetto di yogurt veniva «bollinato» con una nuova data di scadenza. Scadenze, anche queste, solo sulla carta: quando è servito a mantenere i ritmi di produzione ho lavorato anche fuori contratto. E posso dimostrarlo. Poi, da un giorno all'altro la fatidica telefonata di convocazione a Viale Mazzini per il rinnovo non è più arrivata. Quando ho provato a capirci qualcosa i dirigenti, con non poco imbarazzo, in un primo momento hanno cercato di rassicurarmi, poi hanno iniziato a non rispondere al telefono. Solo uno di loro, molto tempo dopo, mi ha spiegato cosa fosse successo: avevo accumulato troppi contratti, per cui in virtù della nuova riforma Fornero avrei dovuto essere assunto. E per evitare ciò una circolare «riservata» dei vertici Rai aveva indirizzato tutte le produzioni verso tagli lineari tra le cosiddette «consulenze» e verso l'utilizzo di sole risorse «interne» all'azienda. A proposito di ciò, ho estremo rispetto per la vicenda umana che ha riguardato Ilaria Cucchi e la sua famiglia, e non voglio entrare nel merito della vicenda giudiziaria riguardante suo fratello Stefano perché non intendo aprire altre polemiche. Non in questa sede. Però credo, in qualità di «pluridiscriminato» dalla Rai, di avere il diritto a chiedere conto al Dg Gubitosi ed alla presidente Tarantola di come sia possibile che a beneficio della signora Cucchi, oltre alle evidenti deroghe in merito a titoli ed esperienza giornalistica e televisiva, la tv di Stato sembra aver addirittura derogato alle sue stesse direttive ufficiali, che invece come una mannaia hanno stravolto la vita professionale mia e di altre centinaia di giovani precari. Adesso dovremmo dirlo noi «non sono Stato io».

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