Attualità

Appalti e soldi spariti. Trema l’Agro Pontino

L’inchiesta della procura di Latina vuole far luce sui conti del Consorzio di Bonifica

A che cosa serve un ente pubblico con 130 dipendenti, pagato dalla collettività per gestire la manutenzione e la pulizia di canali e collettori, se a novant'anni esatti dall’avvio della bonifica integrale le terre dell’Agro Pontino tornano a farsi palude in poche ore di pioggia? È da 12 giorni che la gente di Latina, gonfia di rabbia dopo che interi borghi e pezzi di campagna sono stati mangiati dall’acqua il 7 novembre scorso, non smette di chiederselo. Perché mentre nella gerarchia delle tragedie del maltempo disegnata dai telegiornali svettavano lo scempio di Genova, le esondazioni di Seveso e Lambro, i danni di Alessandria, nelle zone strappate all’acquitrino nove decenni fa nei giorni scorsi è venuto al pettine un nodo spinoso, legato alla gestione dei consorzi di bonifica sparsi per l’Italia. Su quello incaricato di pulire e sondare i piccoli corsi d’acqua dell’Agro Pontino, con sede a Latina, si stanno allungando critiche e interrogativi pesanti che rischiano di farne un simbolo di un sistema di gestione del territorio nazionale praticamente al collasso. Sulla gestione dell’ente ha puntato i fari la procura di Latina, che da tempo ha aperto un’inchiesta partita dall’esposto presentato dal presidente provinciale del sindacato «LiberiAgricoltori» Daniela Deserti. In quell’atto, l’organizzazione che rappresenta una parte degli agricoltori locali ha puntato il dito in particolare su un appalto, affidato nell’estate 2012, per la «gestione dei servizi catastali e l’elaborazione dei ruoli di riscossione». Trecento e ventimila euro che, scrive «LiberiAgricoltori» nell’esposto, sarebbero stati assegnati a una ditta di Frosinone «in palese violazione della normativa sugli Appalti Servizi e Forniture che per tale cifra prevede lo svolgimento di una gara pubblica». La ditta vincitrice, sempre secondo le esposto sulla base del quale procede la procura, non avrebbe in realtà avuto «nessuna esperienza nelle procedure informatiche relative all’affidamento», tanto che i compiti per i quali era stata ingaggiata sarebbero stati svolti da un'altra società che già svolgeva per l'ente il medesimo servizio. Nell’esposto si parla anche di una presunta distrazione dai bilancio 2012 del Consorzio di Bonifica dell’Agro pontino di un’importante somma utilizzata per coprire i costi di gestione del servizio irriguo. Accuse da verificare, che alimentano i dubbi dei contribuenti che, dopo l’alluvione che ha sommerso interi borghi, terreni e frutteti di Latina, hanno preso d’assalto la sede del consorzio chiedendo spiegazioni e dimissioni dei dirigenti. Accuse su cui l’attuale direttore generale dell’ente Tullio Corbo non si esprime. «È in corso un’indagine, in ogni caso i nostri atti sono pubblici e di tutta evidenza, andiamo avanti nella piena e assoluta trasparenza amministrativa». Su un ente che riceve ogni anno circa 5 milioni di euro dai contribuenti si sta abbattendo una crisi pesante: i lavoratori hanno tre mesi di stipendio arretrato. Il consorzio, tra il 2010 e il 2014, si è esposto pesantemente con le banche visto che la Regione Lazio - che dovrebbe contribuire al finanziamento - rifiuta di rinnovare la convenzione. «Ma qui deve cambiare la filosofia, a guidare questo tipo di enti non possono essere gli stessi soggetti che comandano le associazioni degli agricoltori», dice Eugenio Siragusa, segretario della Flai Cgil di Latina. «Sono un sindacalista», aggiunge, «ma sono anche il primo a dire che in questo ente abbiamo assistito a sprechi assurdi come 400.000 euro di straordinari concessi al mese ai dipendenti. Una cifra pari all’intero monte stipendi».

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