Violazione di domicilio aggravata in concorso. È il reato di cui dovrà rispondere il gruppo di 44 antagonisti che l'8 aprile, a Roma, ha fatto irruzione nella sede del Partito democratico in via delle Vergini, aggredendo gli impiegati, sfasciando porte e suppellettili e minacciando i presenti. Un raid violento che, secondo la ricostruzione della Digos che ha condotto le indagini, aveva come obiettivo il capo gruppo all'Assemblea capitolina, Francesco D’Ausilio, accusato di aver rilasciato dichiarazioni di condanna in merito alle occupazioni abusive degli immobili. Il gruppo, di cui fanno parte alcuni volti noti dei Movimenti per il diritto all'abitare, dei centri sociali e dei Collettivi studenteschi, sono ora iscritti nel registro degli indagati e dovranno rispondere di quanto compiuto in quel giorno di ordinaria follia antagonista. Nella conferenza stampa seguita all'assalto, Francesco D'Ausilio raccontò quanto avvenuto: «Circa trenta persone hanno percorso i vari piani cercando il gruppo del Pd, compreso il sottoscritto - ha riferito - L'aggressione è durata circa 40 minuti, hanno preso in mano aste e oggetti contundenti. I dipendenti del gruppo Pd sono stati tutti minacciati e intimiditi, nonostante abbiano massima disponibilità al dialogo. Una donna dializzata che lavora per la società Milano 90, presente al momento dell'aggressione, è in ospedale perché colpita con un estintore». Da qui sono partite le indagini della Digos che ha identificato i 44 responsabili dell'assalto. «Tutta gente avvezza a questo genere di cose - fanno sapere da ambienti investigativi - che orbita da anni negli ambienti antagonisti romani». L'aggressione alla sede del Pd è arrivata, infatti, il giorno dopo l'occupazione abusiva di sei stabili nella Capitale, tre dei quali sgomberati subito dalla polizia, e alla vigilia degli scontri del 12 aprile in via Veneto tra manifestanti e forze dell'ordine. Ed è sempre di ieri la notizia di un'altra operazione nei confronti del mondo antagonista, responsabile di un altro assalto alla sede del Pd di Milano, avvenuta l'11 novembre scorso. I carabinieri del comando provinciale del capoluogo lombardo hanno perquisito due ragazze di 24 e 28 anni, vicine all'area anarchica e già conosciute alle forze dell'ordine per vari fatti di piazza. Le due giovani, secondo gli inquirenti insieme ad altre quattro persone tutte appartenenti ai Movimenti per il diritto all'abitare, la mattina dell'11 novembre hanno fatto irruzione in via Mompiani dove era in corso una riunione tra esponenti del sindacato inquilini Sunia e l'Aler sull'emergenza case e occupazioni. «Quell'irruzione ha segnato un salto di qualità, un livello di aggressione superiore al passato. Per questo ho chiesto una risposta seria e veloce» ha detto il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli della Procura di Milano, che insieme al pm Piero Basilone ha coordinato le indagini. Nel corso dell'irruzione, gli antagonisti hanno rovesciato tavoli, imbrattato i muri con vernice e utilizzato gli estintori riempiendo la sede Pd di fumo. Alcuni dei presenti più anziani sono stati colti da un lieve malore e molti sono stati anche costretti a fuggire dalle finestre. Le perquisizioni, condotte in tre appartamenti occupati e in un negozio, hanno portato alla scoperta dei capi d'abbigliamento impiegati durante il blitz.
Assalti alle sedi Pd, decine di indagati
Identificati 44 responsabili del blitz negli uffici del gruppo al Campidoglio A Milano perquisite due giovani dell’area anarchica, caccia ai complici
