«Fame Zero» È nella parola «spreco» l’icona della volgarità di questo momento storico in cui regna, quasi del tutto indisturbata, un’altra parola chiave molto attuale, «crisi». Quest’ultima come un tumore ha inoltre sparso, con strafottenza, tutte le sue metastasi nei più disparati modi di dire: tagliare gli sprechi, sprecare, spending review, consumare inutilmente senza frutto e senza discernimento, lo spreco dei talenti. Siamo nell’epoca del «tutto e subito», del «perché scegliere se tutto si può avere», dell’«apparire è meglio di essere» e ancora, ancora si parla di «fame». E proprio in quest’epoca fondata sul consumo spasmodico, dove per una borsa griffata si arriva a vendere anche se stessi, la «fame» è l’altra reale volgarità. Una bestemmia proferita in chiesa e proprio nel momento dell’eucaristia. Sua Eminenza il Cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa e Presidente di Carita Internationalis, in occasione della presentazione «Famezero.com - contro lo spreco del cibo nel mondo» ha sentito l’impellente bisogno di esprimere il suo pensiero in merito a questo argomento che nell’indifferenza dei pochi si stringe ancora, come un nodo scorsoio, alla gola di troppi. Rileggendo attentamente i testi biblici si può notare che spesso si fa riferimento allo spreco. Dice il Cardinale Maradiaga: «nel libro di Rut si racconta come questa giovane straniera, rimasta vedova e senza figli, per racimolare qualcosa, andava nei campi a spigolare l’orzo. Rut raccoglieva gli avanzi del pasto per goderne a sera insieme alla sua suocera. Rut cercava gli scarti della mietitura. L’utilizzo dello scarto diventa uno stile di vita sobrio. Rut è una spigolatrice». «Quando mieterete la raccolta della vostra terra, non mieterai fino ai margini il tuo campo e non raccoglierai ciò che resta da spigolare della tua raccolta; lo lascerai per il povero e per lo straniero (23,22)», questo fatto riecheggia una norma stabilita nel Levitico. Ancora oggi in tutto il mondo si continua a «spigolare». Sono migliaia i poveri che raccolgono qualche cibo dalle tonnellate sprecate e buttate giornalmente nei contenitori della spazzatura. Furono 12 i cesti d’avanzi raccolti quando Gesù disse che nulla doveva andare perduto. Oggi, in Italia, una famiglia in media butta 49 chili di cibo nella spazzatura senza essere consumato, sia per disattenzione o negligenza nella gestione della spesa. Così finiscono in discarica 1,19 milioni di tonnellate di alimenti. Uno spreco che ammonta a circa ben 7,65 miliardi di euro l’anno. E anche lo spreco ha il suo «costo ambientale». La riduzione degli sprechi potrà portare anche al risparmio di energia. Meno cibo nelle discariche presuppone meno consumo di energia per smaltire e meno spazi necessari per la raccolta di immondizia. Meno coltivazioni agricole intensive. Meno disboscamento. Con una giusta cura dell’ambiente, a beneficiarne, sarà l’intero pianeta. La priorità, anche attraverso un migliore bilanciamento tra produzione e domanda, va data alla riduzione dello spreco. Va restituito il giusto valore alla persona e alla sua dignità. Solidarietà è «educarci all’umanità». Prosegue il Cardinal Maradiaga: «Lo scandalo per i milioni di persone che soffrono la fame, non deve paralizzarci, ma spingerci ad agire, tutti, singoli, famiglie, comunità, istituzioni, governi, per eliminare questa ingiustizia». E asserisce con la tranquilla di chi crede nella forza della speranza che: «È giunto il momento di «condividere». Quando l'altro entra a far parte della nostra vita i pani si moltiplicano e sono sufficienti per tutti. Questa attitudine così positiva ci fa uscire dall'individualismo per vivere insieme». Il cibo sulla terra non manca di certo. È la sua gestione, distribuzione impari a creare squilibri sociali. E pensare che il progetto «Famezero.com - contro lo spreco del cibo nel mondo», è nato dall’incontro di un sacerdote con 4 giovani che, venendo dal volontariato, hanno fatto loro l’invito alla solidarietà coinvolgendo nel progetto persone, enti, società, credi religiosi diversi, che gratuitamente hanno collaborato per rendere concreto un sogno che oggi è diventato realtà. Combattere la fame nel mondo non è più un’utopia. Dovremmo tornare con la memoria all’infanzia, a quando un nostro genitore, per spingerci a finire tutto quello che era nel piatto, ci ricordava con dolcezza e autorevolezza, di pensare ai bambini in Africa che morivano di fame. Ai tempi dell’infanzia e dell’ingenuità, della purezza e della spensieratezza, questo messaggio arrivava alle nostre orecchie forte e chiaro. Contro voglia, tra una filastrocca e un cartone animato, mandavamo giù tutti i bocconi sentendoci quasi piccoli eroi che si sacrificavano per i meno fortunati. Chissà dove sono finiti quei bambini? Forse a pensarci bene potremmo risvegliarli. Questo è il momento giusto!
Famezero.com, la rete che lotta contro lo spreco
Il progetto è nato dall'incontro tra un sacerdote e 4 ragazzi. Il cardinale Maradiaga: "Lo scandalo per le persone che soffrono la fame non deve paralizzarci, ma spingerci ad agire"
