L’Infernetto come Tor Sapienza. Oppure no? Il Sindaco stavolta ha puntato sul dialogo, sebbene in ritardo, e impavido, sotto la pioggia battente, ha ascoltato i cittadini. Tutto questo però, è avvenuto solo nel pomeriggio, dopo una protesta dai toni caldi come la temperatura ieri mattina alle 11. E’ stata in quella parentesi soleggiata, infatti, che gli abitanti del quartiere residenziale a due passi dal mare, si sono riuniti. Dopo ventiquattr’ore di concitato tamtam mediatico su facebook, un centinaio di persone ha manifestato davanti alla struttura di via Salorno contro il trasferimento coatto dei 24 minori avvenuto venerdì scorso dal centro di accoglienza di via Morandi. «Non ce li vogliamo – spiega Mary -, da quando sono arrivati un mese fa i primi dodici ragazzi richiedenti asilo politico sono moltiplicate le scritte sui muri, e alcune donne sono state molestate alle fermate dell’autobus. Ma poi vi sembra normale che questi immigrati siano mischiati con i malati di Alzheimer, ospiti del centro di cura loro dedicato?». «Perché non ci dividiamo l’emergenza? – chiede Pino – Perché tutti qui all’Infernetto?». «Non è razzismo, ma legittima difesa» ha scritto in un cartello Giosuè Mirizio, presidente del comitato SOS Infernetto Sicuro: «Torniamo a ribadire l’esigenza, soprattutto alla luce di quest’ultima novità – spiega Mirizio – di un presidio delle forze dell’ordine in zona. Questo è un territorio abbandonato, non abbiamo servizi». L’idea, oggi, è quella di avviare una raccolta firme per chiedere maggiori garanzie in termini di sicurezza, mentre è già stata organizzata per sabato prossimo una nuova manifestazione per dire «No al centro profughi». La pioggia, subito dopo pranzo, ha stemperato il clima caldo della protesta. Anticipando, di poco, l’arrivo alla chetichella di un bagnatissimo primo cittadino deciso a "metterci la pezza". La guerriglia, al momento, l’ha evitata con il dialogo che fino a ieri è mancato: perfino con i suoi stessi "colleghi" del X municipio, scavalcati e snobbati nella gestione dell’emergenza. Quando intorno alle 16 si è presentato insieme al suo vice Luigi Nieri nella struttura di via Salorno, inaugurata a marzo scorso dall’ex Ministro Cecile Kyenge come un centro di cura per i malati di Alzheimer, si è chiuso con i minori e gli operatori della cooperativa Domus Caritatis che li accoglie, per conoscere da vicino la realtà dei fatti. E’ stato dopo, quando è uscito a parlare con i cittadini di nuovo in strada, che ha dovuto faticare non poco per rispondere alle domande pressanti e agli attacchi della gente esasperata. Tre di questi, Bryan, Massimiliano e Monica, hanno avuto modo di incontrare i ragazzi ospiti della struttura e di fargli ascoltare le loro storie. «Si tratta di bambini – spiega il Sindaco -. Sentire che gli viene da piangere perché non parlano con la loro mamma da mesi, perché sono arrivati qui dopo quindici giorni di viaggio e mezzo bicchiere d’acqua al giorno ognuno, è servito a far capire anche ai residenti giustamente preoccupati che non sono persone pericolose. Mi ha colpito molto che una signora, entrata con preoccupazione per quello che stava accadendo e la presenza di questi bambini, ne ha abbracciati due ed è uscita dicendo: "Mi raccomando, studiate perché voi siete il nostro futuro". Tutto quello che è accaduto dall’11 novembre ad oggi è avvenuto in emergenza – aggiunge Marino -. Ci si è preoccupati di far diminuire la tensione a Tor Sapienza, trasferendo i bambini qua. Ma questa non è e non può essere una sede definitiva per loro, soprattutto perché hanno diritto di tornare a studiare nelle scuole dove andavano, con i loro professori». L’Infernetto, quindi, come un limbo, una sorta di camera di decompressione in attesa di abbassare la pressione in attesa di un nuovo trasferimento, proprio a Tor Sapienza. «Dobbiamo trovare delle case famiglia – spiega il Sindaco -, i bambini hanno chiesto di poter avere le stesse educatrici che avevano, diventate per loro figure materne e punti di riferimento umano. Con i cittadini di Tor Sapienza ho avuto un dialogo costruttivo al bar: fuori c’erano altre persone che avevano l’interesse di creare tensione, quindi ci siamo dati appuntamento per dopodomani (domani n.d.r.) in Campidoglio con i comitati».
Dall’inferno all’Infernetto. La rabbia della media borghesia
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