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Viaggio all’inferno di Tor Sapienza. Case okkupate, rom e negozi chiusi

Che Tor Sapienza fosse una polveriera pronta a scoppiare il Tempo lo denunciava da più di un anno. E che via Morandi (dove si trova il centro di accoglienza finito nella bufera) era ancora più noto. Siamo tornati nell’inferno di questa periferia dimenticata, dove la miscela immigrati-nomadi ha fatto scoppiare la rivolta. Via Morandi è un grande complesso che comprende 509 alloggi popolari, abbandonato a se stesso. È il regno dell’illegalità dove la fanno da padrone le decine di occupazioni di rom, slavi e qualche italiano. Sono quattro palazzoni di sette piani ciascuno. Al centro ci sono due edifici che dovrebbero ospitare le attività commerciali. Quasi tutti in negozi sono stati occupati. Le serrande sono state sostituite da porte di alluminio. Nei corridoi-box non si riesce nemmeno ad entrare, un enorme cancello sbarra il passaggio. Già nell’estate del 2013 i residenti erano scesi in piazza per protestare contro l’invasione dei rom, che negli ultimi mesi sono cresciuti esponenzialmente tra alloggi di fortuna e l’insediamento di via Salviati dove di recente sono stati pure scovati alcuni nomadi con conti da oltre cinquatamila euro in banca. A Tor Sapienza, in via Morandi, è diventato impossibile pure fare impresa. Eppure l’illusione fu venduta a professionisti e imprenditori negli anni ’80. Erano una quarantina di professionisti con circa 500 dipendenti, oggi ne sono sopravvissuti una trentina. «Chi piange per noi che abbiamo le nostre attività danneggiate? - dice l’architetto Gino De Girardi – Negli anni ci siamo dovuti chiudere come in un fortino, tirare su cancellate, blindare portoni e citofoni. Impossibile avere anche delle segretarie anche perché le ragazze uscendo di sera dagli uffici venivano importunate, borseggiate, fatte oggetto di apprezzamenti pesanti: dopo poco si licenziavano». Sono imprese salassate dalle tasse, pagavano un’Imu altissima, oggi Tasi da capogiro, gli uffici commercialmente classificati al massimo, come A 10, di lusso, pur inseriti in un contesto di pieno degrado. «Abbiamo dovuto smettere di accendere il riscaldamento centralizzato - continua l'architetto - Riscaldare un edificio con gran parte degli uffici ormai vuoti? Insostenibile per noi sopravvissuti». «Altro che A 10. Qui dovrebbero essere classificati A 4 - dice l’ingegnere Camilli - Circa 70 metri quadri secondo il Fisco valgono 240.000 euro, ma la situazione è tragicamente diversa». Un ufficio da 50 metri quadri è stato di recente messo in vendita a 56.000 euro ma non si riesce a piazzarlo. «Quale pazzo imprenditore verrebbe qui a mettere la sua sede? - continua l'ingegnere – Solo uno del tutto inconsapevole e fuori dal mondo». Minacciati, impossibilitati a far venire clienti che vanno via e non tornano più. Da anni chiedono di poter lavorare in sicurezza e pagare il giusto. Mai nessuno ha dato ascolto.

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